sabato 4 aprile 2009

Una famiglia turca




L'Accademia militare di Kuleli di Istanbul

Irfan Orga, Una famiglia turca (Portrait of a Turkish Family, 1950), "Passigli Narrativa", Pasiigli, Bagno a Ripoli, 2007, traduzione dall'inglese di Luca Merlini, postfazione di Ateş Orga, 363 pagine.

Con la fine della guerra l'Impero Ottomano cessò di esistere. In disposizione del Trattato di Sèvres il suo territorio fu spartito tra le potenze vincitrici e solo con la vittoriosa conclusione della guerra turco-greca e la proclamazione della Repubblica ad opera di Mustafà Kemal Pascià, Ataturk, eroe della Battaglia di Gallipoli, la Turchia riuscì a riconquistare una piccola parte del suo antico Impero.
La disfatta turca nella prima guerra mondiale segnò anche, per moltissime persone, la fine di un epoca e di un modo di vivere.
L'autobiografia di Irfan Orga fa rivivere la caduta di una famiglia benestante di Istanbul, dal 1913 al 1940, dall'agiatezza raffinata dell'epoca del sultanato fino al benessere faticosamente ritrovato dei militari nella Repubblica di Ataturk.
Le vicende famigliari sono saldamente intrecciate con la Storia turca e, per buona parte della narrazione, con la vita quotidiana ad Istanbul.

Durante la mia recente visita ad Istanbul mi ero stupito di come il mito di Ataturk fosse ancora vivo. Leggendo questo libro credo di averne capito, almeno in parte, i motivi.

Prima di raggiungere la stanza nella quale ci saremmo lavati dovemmo attraversare un canaletto nell'acqua sporca scorreva verso le fogne. Non potemmo tuttavia attraversarlo finché tutti non avemmo sputato solennemente tre volte nell'acqua sporca dicendo Destur bismillah per placare gli spiriti maligni che si annidano sempre nei posti sporchi. Nella vecchia Turchia si doveva essere sempre essere cortesi con gli spiriti maligni. Se uno non diceva Destur Bismillah, che significa «In nome di Dio, vattene», gli spiriti maligni delle fogne si sarebbero molto verosimilmente sentiti insultati dalla mancanza di rispetto dimostrata verso di loro, e avrebbero potuto dare a qualcuno uno spintone che lo avrebbe steso faccia in giù nel canale di scolo, o avrebbero potuto causare una emiparesi temporanea. Quindi con loro non scherzavamo. Eravamo sempre molto rispettosi. p.28

Finita la cena lasciammo la sala abbandonando gli avanzi sul tavolo, cosa che sembrò immediatamente un po' volgare, come sono sempre i tavoli da pranzo dopo che la cena è finita. p. 113

MORTE.
Questa parola, assieme al pianto delle donne, sembrava riempire il mondo. In tutta la strada cominciavano ad arrivare notizie di figlie, fratelli, padri rimasti uccisi al fronte. Non c'erano più animate discussioni con i venditori ambulanti. Le donne compravano silenziosamente quello che si potevano permettere, i ragazzi partivano per raggiungere i loro padri in guerra e la strada rimase abbandonata ai bambini, ai cani, e ai gatti sempre affamati. p. 149

«Ricordati sempre! Quando sei disperato, non farlo mai sapere a nessuno. Mettiti i vestiti migliori e stampati in faccia l'orgoglio, e a questo mondo potrai avere tutto ciò che vuoi». p.185

Ataturk e il suo governo decisero che religione e affari pubblici dovessero essere separati, e nella nuova Costituzione è scritto:
«La lingua della Repubblica Turca è il turco e la sua capitale è Ankara».
La precedente leggeva:
«La religione della Turchia è l'Islam, la lingua è il turco e la capitale Ankara».
Il cambiamento fu molto maggiore di quanto possa apparire a occhi europei. p.253

In copertina Fausto Zonaro, Dolmabahçe



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