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domenica 13 luglio 2014

Una voce di notte

Andrea Camilleri, Una voce di notte, "La memoria", 904, Sellerio, Palermo,  2012, 267 pagine.

Quello che aviva 'n menti di fari non era certo cosa da omo onesto. Ma la merda come la levi di 'n  mezzo alla strata se non hai paletta e sacchetto? Devi per forza usari le mano  e allordaritille. p. 227

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martedì 11 febbraio 2014

Il sorriso di Angelica



Andrea Camilleri, Il sorriso di Angelica, "La memoria", 833, Sellerio,  Palermo, 2010, 257 pagine.

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martedì 30 luglio 2013

La danza del gabbiano


Andrea Camilleri, La danza del gabbiano, "La memoria", 789, Sellerio, Palermo, 2009, 271 pagine.

Fu verso le cinco e mezza del mattino che non ce la fici cchiù a ristarisinni corcato coll'occhi sbarracati a taliare il soffitto. p. 9

Assittato supra alla verandina, in compagnia di tanticchia di malinconia, tentò di consolarisi con un piatto, enormi, di caponatina. p. 267

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lunedì 8 ottobre 2012

La pista di sabbia


Andrea Camilleri, La pista di sabbia, "La memoria", 717, Sellerio, Palermo, 2007, 263 pagine.


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Le ali della sfinge

 Leucophlebia rosacea, G. H. Ford, 1875
Andrea Camilleri, Le ali della sfinge, "La memoria", 694, Sellerio, Palermo, 2006, 265 pagine.


Erano piatti che chiamavano vino, e la chiamata non ristò senza risposta. p.187

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venerdì 26 novembre 2010

La vampa d'agosto





Andrea Camilleri, La vampa d'Agosto, "La memoria", 678, Sellerio, Palermo, 2006, 271 pagine.


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lunedì 3 maggio 2010

Il campo del vasaio



Andrea Camilleri, Il campo del vasaio, "La memoria", 744, Sellerio, Palermo, 2008, con una nota di Salvatore Silvano Nigro, 280 pagine.


Tutto vero, tutto sacrosanto, e gli tornava a menti una frase di Bercht: "Perché dovrei amare il davanzale dal quale sono caduto da bambino?". Ma sintiva che non era 'nzertata, quella frasi. Pirchì certe volte, quanno oramà sei squasi vecchio, l'odiato davanzale dal quale sei caduto picciliddro ti torna passante alla memoria e tu ti metteresti in pellegrinaggio per rividirlo come lo vidivi allora, con l'occhi della 'nnucenza. p.203

Livia 'na volta gli aviva spiato, polemica: "Ma tu credi in Dio?". Un dio di quarto ordine, un dio minore, aviva pinsato allura. Po' negli anni, si era fatto pirsuaso che non era manco un dio dell'ultima fila, ma sulo il poviro puparo di 'na mischina opira dei pupi. Un puparo che s'arrabattava a fari funzionari la rappresentazioni come meglio putiva e sapiva. E per ogni rappresentazioni che arrinisciva a portare a termini, la faticata si faciva ogni volta cchiù grossa, ogni volta cchiù pisanti. p.273

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