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giovedì 21 agosto 2014

I disorientati

Graffito, di Yazan Halwani, raffigurante Fairuz in una strada di Beirut.


Amin Maalouf, I disorientati (Les désorientés, 2012) "Romanzo Bompiani", Bompiani, Milano, 2013, traduzione dal francese di Fabrizio Ascari, 359 pagine.

Recensione del romanzo di Mohammed Aïssaoui apparsa su Le Figaro e tradotta da Internazionale.

Porto nel mio nome l’umanità nascente, ma appartengo a un’umanità che si sta spegnendo...

A lungo termine, tutti i figli di Adamo ed Eva sono creature allo sbaraglio.

È meglio sbagliarsi nella speranza che avere ragione nella disperazione.

L’essenziale, per gli amanti, è saper serbare il ricordo della loro relazione come se si trattasse di un viaggio fatto insieme.

Ogni uomo ha il diritto di partire, è il suo paese che deve persuaderlo a restare...

Coloro che incitano alla rivoluzione dovrebbero dimostrare in anticipo che la società che instaureranno sarà più libera, più giusta e meno corrotta di quella che già esiste.

Mi è dispiaciuto anche di aver parlato così disinvoltamente dei miei amori. Tanto è nobile parlare d’amore, quanto è volgare raccontare i propri amori.

la copertina


martedì 14 febbraio 2012

Giardini di luce

Cameo raffigurante il re sasanide Shapur I che cattura l'imperatore romano Valeriano, Cabinet des médailles, Parigi.

Amin Maalouf, Giardini di Luce (Les Jardins de Lumière, 1991), "Tascabili. Best Seller", 725, Bompiani, Milano, 2001, traduzione dal francese di Emanuela Fubini, 264 pagine.

"Lo ammetto, ti ho nascosto delle cose, ma non ho mentito. Se vedessi su questo prugno una gemma fiorita e dicessi 'ecco una prugna', mentirei? Assolutamente no, semplicemente precederei di una stagione la verità". p. 47

"E Malco?"
"Tra lui e me non c'è mai stata una promessa."
"Sono anni che sogna..."
"Devo esaudire i sogni degli altri?" p.69

Daibal, diceva il capitano? La città si ergeva nel delta dell'Indo, su un braccio che le alluvioni spinte a valle dalle montagne più alte avevano gradatamente insabbiato. Di anno in anno le barche in grado di raggiungerla erano più rare. Un mattino, il porto si svegliò in mezzo alle terre, come naufragato. Gli uomini, da allora, la disertarono per altri luoghi dei dintorni, Tata, Sinhi, Lahri, e più tardi Karachi.
Cos'è rimasto di Daibal? Cos'è rimasto dei suoi palazzi, dei suoi templi sulle colline, della sua dogana color mattone, quel casamento che i marinai da lontano cercavano con impazienza come un faro? Fino al diciassettesimo secolo, alcuni viaggiatori segnalavano ancora la sua esistenza. Poi tutto si è perduto. Non il minimo segno di una località, non l'ombra di una rovina. Più nessuno ne sa niente. Al momento in cui vengono scritte queste righe, gli archeologi esplorano ancora le bocche dell'Indo in cerca di un vestigio di vestigia. p. 112

"Le mie parole non verseranno il sangue. La mia mano non benedirà le spade. Né i coltelli dei sacrificatori. Neppure l'ascia di un taglialegna". p.199

Appena fondate, subito abbandonate, molte città promesse all'eternità ridiventavano frutteti o pascoli. Indicate soltanto da una stele, avrebbero atteso nel tempo immobile la pala sapiente di qualche archeologo. p. 226

La copertina







venerdì 20 novembre 2009

Il primo secolo dopo Beatrice

Amin Maalouf, Il primo secolo dopo Beatrice (Le Premiere Siècle apres Béatrice, 1992), "Narratori Stranieri Bompiani", Bompiani, Milano, 2001, traduzione dal francese di Egi Volterrani, 174 pagine.

martedì 6 gennaio 2009

Samarcanda


Gigo Gabashvili, Bazar a Samarcanda, 1890 ca.
Amin Maalouf, Samarcanda (Samarcande, 1998), "Tascabili Bompiani. Best Seller", 859, Bompiani, Milano, 2005, traduzione dal francese di Emanuela Fabini, 303 pagine.

In un breve scritto, contenuto in Otras inquisiciones, Borges riporta la storia di un patto tra tre personalità eccezionali della Persia dei Selgiuchidi. Il primo di questi è Omar Khayyam (1048–1131), matematico, astronomo e poeta, il secondo Nizam al-Mulk (1018–1092) e il terzo è Hassan-i Sabbāh (1034-1124) fondatore della setta degli Assassini.
Maalouf sviluppa la storia apocrifa dell'amicizia dei tre e compone un romanzo incentrato sulle traversie del manoscritto di quartine (Rub'ayyat) scritto da Omar Khayyam.
Il racconto si dipana dalla Persia del XI secolo, tra Samarcanda, Isafahan e la fortezza di Alamut per finire nelle profondità oceaniche dove il manoscritto affonda insieme al Titanic.
La narrazione segue il manoscritto dal momento della sua creazione alla sua riscoperta ad opera di un americano, Benjamin Omar Lesage, che lo recupera dalle mani di Mirza Reza Kermani, seguace di Jamāl-al-dīn Asadābādī e assassino dello Shah Nasser al-Din attraverso gli anni della Rivoluzione costituzionalista iraniana.
Benjamin Omar Lesage, reincarnazione di Omar Khayyam, compie un percorso parallelo a quello del grande poeta persiano diventando amico di Howard Conklin Baskerville (1885-1909) martire americano della rivoluzione iraniana e di William Morgan Shuster (1877—1960) ministro del tesoro della repubblica persiana e dello stesso Jamāl-al-dīn in esilio a Costantinopoli.


In fondo all'Atlantico c'è un libro. Io ne racconterò la storia.
"Quante volte da adolescente e in seguito, dopo l'adolescenza, ho incontrato uno sguardo, un sorriso. Durante la notte sognavo che quello sguardo diventasse presenza, diventasse carne, donna, luce abbagliante nell'oscurità. E all'improvviso, nel buio di questa notte, in questo padiglione irreale, in questa città irreale, eccoti, bella donna, per di più poetessa in dono".
Lei ride. "In dono, che ne sai? Non mi hai sfiorato, non mi hai visto e forse non mi vedrai, poichè me ne andrò molto prima che mi cacci via il sole".
Nell'oscurità ancora fitta, un lungo fruscio di seta, un profumo. Omar trattiene il fiato, la sua pelle è tesa; non può fare a meno di chiedere con l'ingenuità di uno scolaro:
"Hai ancora il velo?"
"Non ho altro velo che la notte." p. 40

Esahane, nesf-é giahane! dicono oggi i persiani. "Isafahan, metà del mondo!" L'espressione è nata molto tempo dopo l'età di Khayyam, ma già nel 1074, quante parole per decantare la città: "le pietre sono galena, le mosche api, l'erba è zafferano", "l'aria è pura e salubre, i granai non conoscono calandra, la carne non si decompone". p. 70.

Così lo sentii dire: 'La mia tomba sarà in un luogo tale che ogni primavera il vento del nord la coprirà di fiori'. p. 151

Era un goccio d'acqua e si confuse col mare.
Era un granello di polvere, si mescolò con la terra.
Che cosa più fu mai il tuo passaggio nel mondo?
Un moscerino comparve, e sparve poi di nuovo.
p. 151

La guerra era stata dichiarata a mezzogiorno. Ritirata, sfacelo, invasione, carestia, Comune, massacri, mai mio padre visse un anno più intenso: sarebbe rimasto il suo ricordo più bello. Perchè negarlo? trovarsi in una città assediata dà un piacere perverso, quando si alzano le barricate, uomini e donne ritrovano le gioie del clan primitivo. p.161