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domenica 22 febbraio 2015

Pantumas

Ortacesus, mietitura (Sardegna Digital Library)

Salvatore Niffoi, Pantumas, "I Narratori", Feltrinelli, Milano, 2012.

Era uno scampolo di gugno, di quelli che all'imbrunire portano nuvole che si srotolano nel cielo come lunghe garze insanguinate.

Si sedette accanto al marito e lo accarezzò, proprio come avrebbe fatto una madonna che aveva capito che ogni Cristo si doveva prendere con le piaghe e con la croce, se no che amore sarebbe mai stato?

Che bello sarebbe stato portarlo altrove Chentupedes, fargli vedere il mare, farlo sorridere!
I paesi che non conoscono il mare sono tutti un poco tristi, soffrono di una malinconia profonda perché sono pastinati in terra e non possono immaginare tutta la bellezza di quell'immenso blu. Ma il paese dei Niala-Carbia, a dispetto del suo nome, Centopiedi, non si muoveva di un passo. Era sempre fermo e uguale a se stesso, e non cambiava mai, proprio mai.

Gli uomini, dalla pace e dalla guerra non hanno mai imparato niente, perché niente hanno imparato da quello che gli passa sotto gli occhi tutti i giorni. Il cielo è per tutti solo un'immensa spugna che di notte si scurisce per le vergogne del mondo.

La copertina

sabato 17 gennaio 2015

La quinta stagione è l'inferno



Salvatore Niffoi, La quinta stagione è l'inferno, "Narratori", Feltrinelli, Milano, 2014, 144 pagine.

Dopo il ricovero delle capre e la mungitura giornaliera, il lavoro era finito e l’ozio era immenso, come una nuvola da tagliare a fette, che alla fine tornava a gonfiarsi di niente nel cielo.

Ai piedi dell’altopiano di Boboritzé, il tempo aveva un orologio primitivo, poteva essere un gabbiano che all’alba girava intorno alla montagna, che si tuffava in mare per rinfrescarsi e riprendeva a volare nella stessa direzione, senza fermarsi mai. Oppure un candelabro di verbasco che con la sua ombra segnava sull’erba secca il passaggio dalla frescura del mattino alla calura del primo pomeriggio.

l passato è un boia che non perdona, più lo fuggi e più affila la sua scure, e quando ti raggiunge non hai scampo. Il suo divertimento preferito è vederti correre per superare la tua ombra, che è anche la sua. Se poi te ne stai fermo a rimasticarlo, te lo senti dietro la schiena tra capo e collo, che taglia a filo, proprio come la lama di una scure.

 Hai mai visto morire qualcuno da vicino? Secondo me dovrebbero insegnarlo già nelle scuole elementari a morire, così uno non si fa illusioni e nella vita soffre meno, ci arriva allenato. Sei d’accordo? Te lo immagini il maestro che entra in classe e dice: “Bambini, oggi parliamo della morte e di come ci si prepara a morire. Tu, all’ultimo banco, come vorresti morire? Di ferro? D’acqua? Di fuoco? Di cancro? Di colpo o lentamente? Allora?”?

La copertina


venerdì 12 febbraio 2010

Ritorno a Baraule




Grosso genovese da 4 denari (ca. 1272), peso 1.37 g


Salvatore Niffoi, Ritorno a Baraule, "Fabula", 182, Adelphi, Milano, 2007, 199 pagine.



Le sue ossa devono tra le ossa del diavolo restare ataccate. p.84

Come mai da queste parti? Sta cercando qualcuno, qualcosa? Lei non ha la faccia né l'età di uno di quegli stranieri che cavalcano le onde del nostro mare con la tavoletta: cos'è un archeologo o un tombarolo? p.98

Beva tranquillo, che abbiamo già passato tutte le malattie e noi non abbiamo paura di quelle che può portare un forestiero! p.101

Carmine Pullana mangiava e ascoltava: ormai aveva capito che gli abitanti di Baraule erano gente strana, che prima di arrivare all'uovo dovevano girare intorno al pollaio e spennare tutte le galline. p.104

Dopo il bacio [...] ci buttammo sul letto a guardare la luna che giocava con una nuvola grassa e spugnosa. p.108

Da quando si era sverginata a quindici anni ..., teneva il conto degli uomini che l'avvano visitata. All'anno in cui andò da lei ... ne contava più dei visitatori del celebre sito archeologico di Sa Janna Burda. Tra affezionati e occsaionali, un esercito di più di centomila uomini le era salito addosso senza piegarla, senza cambiarle il carattere... p.118

La notte, poi, quasi non era notte: era una grigliata di cenere chiara che si spargeva leggera sui tetti di canne. Spliuuuushhh! p.123

la copertina

giovedì 4 dicembre 2008

Collodoro




Viva sa Madonna de Gonare, sa Madonna liberadora!


Salvatore Niffoi, Collodoro, "Fabula", 193, Adelphi, Milano, 2008, 291 pagine.

Antoni Sarmentu è una reincarnazione barbaricina di Fermín Espinoza. Garabombo è invisibile, Collodoro riesce a leggere l'animo delle persone come se fossero trasparenti. La loro "guerra silenciosa" si combatte nella stesso tempo sospeso e mitico, sugli stessi sentieri di montagna, contro gli stessi nemici.
Salvatore Niffoi è, naturalmente, una reincarnazione sarda di Manuel Scorza.
Nuoro forse non è l'Atene Sarda che immagina qualcuno ma di certo da Nuoro (e dalla Sardegna) provengono alcune delle voci più importanti della Letteratura italiana contemporanea.

Antoni era da sempre convinto che la bestia umana, dopo millenni di civiltà, sotto la pelle nascondesse ancora le squame degli anfibi, le piume degli uccelli, la spina dorsale dei serpenti. p. 36

Si costruivano navi di parole per andare lontano da Noroddile, citando a memoria i poeti che lei preferiva. p.94

Per campare Antoni faceva il ceramista, ma aveva sempre sognato di fare l'archeologo. Una notte che da piccolo era affacciato alla finestra di mannai Natalia in attesa di contare le stelle cadenti vide la luna uscire come una perla lucente dalla montagna sacra di Oddokkakkaro e fece una promessa: "Diventerò scopritore di tesori e scaverò la terra per scoprire dove nasce la luna!". Mannai si mise a ridere a scacaglio. "Domani ti regalo una delle mie zappette, così puoi già iniziare a scavare!".p. 166

Secondo tziu Mabrogiu Zilote, Attilio era sciapo come il fango, perché non capiva che la vera ricchezza dei poveri bisogna metterla a frutto almeno tra le lenzuola. p. 203