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mercoledì 15 luglio 2009

Testa di cane

"Non lasciarti trapassare dal buio," disse una volta mio padre, " è molto meglio se il buio lo trapassiamo noi."


Morten Ramsland, Testa di cane (Hundehoved, 2005), "Universale Economica", 2004, Feltrinelli, Milano, 2008, traduzione dal danese di Eva Kampmann, 325 pagine.

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Con il senno di poi forse avremmo dovuto aspettarcelo. Con il senno di poi è tutto chiaro, a patto che il senno non sia appannato. p.301

la copertina




martedì 23 giugno 2009

Questa notte mi ha aperto gli occhi

Jonathan Coe, Questa notte mi ha aperto gli occhi (The Dwarves of Death, 1990), "I Narratori", Feltrinelli, Milano, 2008, traduzione dall'inglese di Mariagiulia Castagnone, 206 pagine.

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lunedì 22 giugno 2009

Sabotaggio d'amore

Amélie Nothomb, Sabotaggio d'amore (Le sabotage amoureux, 1993), "Collana Amazzoni", Voland, Roma, 1998, traduzione dal francese di Biancamaria Bruno, 116 pagine.

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Mi sentivo in relazione solo con la Grande Muraglia: unica costruzione umana visibile dalla Luna, lei almeno rispettava la mia scala. Non delimitava lo sguardo, lo trascinava verso l'infinito. p.9

Certi paesi fanno l'effetto di una droga. È il caso della Cina, che ha lo straordinario potere di rendere pretenziosi tutti quelli che ci sono stati, e addirittura quelli che ne parlano. p.9

Niente dà un'aria più distinta del dire con distacco: "Sono appena tornato dalla Cina". E ancora oggi, quando trovo qualcuno che per me non ha abbastanza ammirazione, lascio cadere con voce indifferente, tra una frase e l'altra, un "quando vivevo a Pechino". p.10

Ho sempre saputo che l'età adulta non contava: dalla pubertà in poi l'esistenza è solo un epilogo. p.25

Non ero Prometeo, ero il fuoco, ero io che trafugavo me stessa e osservavo il percorso furtivo del mio bagliore sulle tenebre infinite dei muri cinesi. p.35

Che bello non poter uscire dal ghetto! La libertà non si misurava in metri quadrati a disposizione. La libertà era trovarci finalmente abbandonati a noi stessi. Gli adluti non possono fare ai bambini regalo più bello che dimenticarli. p.35

Definisco cavallo quel luogo unico dove è possibile perdere ogni ormeggio, ogni pensiero, ogni coscienza, ogni nozione di futuro, per essere solo uno slancio, una vela spiegata.
Definisco cavallo quell'accesso all'infinito, e cavalcata il momento in cui incontro le schiere innumerevoli dei mongoli, dei tartari, dei saraceni, dei pellerossa o di altri fratelli di galoppo che hanno vissuto solo per essere cavalieri, cioè per essere.
Definisco cavalcatura lo spirito che scalcia con quattro ferri, e io so che la mia bicicletta ha quattro ferri, e scalcia ed è un cavallo.
Definisco cavalierie colui che il suo cavallo ha sottratto all'insabbiamento, colui che il suo cavallo ha reso alla libertà che fischia nelle orecchie.
Ecco perché nessun cavallo ha mai meritato il nome di cavallo quanto il mio.
Se Elena non fosse stata cieca, avrebbe visto che quella bicicletta era un cavallo e mi avrebbe amato. p.43

Era ovvio che gli adulti erano lì per i bambini. I genitori e i loro complici erano su questa terra affinchè i loro rampolli non avessero a preoccuparsi di questioni sussidiarie come il vitto e l'alloggio, affinché potessero assumere pienamente il loro ruolo essenziale, essere bambini, vale a dire essere. p.53

Più astratto che assurdo: nel mio foro interiore ero convinta che non sarei mai diventata adulta. Il tempo durava troppo tempo perché mi potesse succedere quella cosa. Avevo sette anni: quegli ottantaquattro mesi mi erano sembrati interminabili. La mia vita era così lunga! La sola idea di poter vivere altrettanti anni mi dava le vertigini. Ancora sette anni! No. Sarebbe stato troppo. p.53

Non si conosce la tristezza del mondo se non si sono viste le campagne che circondano Pechino. È difficile concepire come l'Impero più prestigioso della Storia si sia potuto fondare su un atale miseria.
Il deserto è una bella cosa. Ma un deserto travestito da campagna è uno spettacolo penoso. Anche le coltivazioni più piccole avevavo l'aria consunta. p.60-61

La neve, prima carta della Storia, su cui furono scritte tante tracce di passi, tanti inseguimenti spietati, la neve che fu dunque il primo genere letterario, immenso libro raso terra dove si parlava solo di piste di caccia e dell'itinerario del nemico, sorta di epopea geografica che dava al minimo segno il peso di un enigma - quel piede era di un fratello o di chi aveva ucciso quel fratello?
Di questo libro chilometrico e incompiuto, che potrebbe intitolarsi Il più vasto libro del mondo, non c'è rimasto un solo frammento - il contrario della biblioteca di Alessandria: tutti i testi si sono sciolti. Ma in noi deve essere rimasta una reminescenza remota, una sorta di angoscia della pagina bianca che mette una voglia terribile di calcare gli spazi ancora vergini, e istinto di esegeta appena si incrocia una traccia altrui. p.98

Cos'è un fiore? Un sesso gigante che si è messo in ghingheri.
Questa è una verità risaputa; il che non ci impedisce, scemi come siamo, di parlare leziosamente della delicatezza dei fiori. p.99

la copertina








venerdì 19 giugno 2009

Il Vangelo secondo Biff

Christopher Moore, Il Vangelo secondo Biff. Amico d'infanzia di Gesù (Lamb: The Gospel Acording to Biff, Christ's Childhood Pal, 2008), "Scatti", Elliot, Roma, 2008, traduzione dall'inglese di Chiara Brovelli, 580 pagine.

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lunedì 15 giugno 2009

Divided Kingdom

Ruperth Thomson, Divided Kingdom: Sei collerico, malinconico, flemmatico o sanguigno? (Divided Kingdom, 2005), ISBN, Milano, 2005, traduzione dall'inglese di Michele Piumini, revisione di Anna Mioni, 350 pagine.

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giovedì 28 maggio 2009

Un dolce odore di morte

Guillermo Arriaga, Un dolce odore di morte (Un dulce olor a muerte, 1994), "Le strade", 94, Fazi, Roma, 2005, traduzione dallo spagnolo di Stefano Tummolini, 184 pagine.

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Un luogo senza tempo

Doris Lessing, Un luogo senza tempo (The Making of the Representative for Planet 8, 1982), "Collezione Vintage", Fanucci, Roma, 2008, introduzione di Oriana Palusci, Postfazione di Doris Lessing, traduzione dall'inglese di Annalisa Di Liddo, 203 pagine.

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lunedì 25 maggio 2009

Capitano Alatriste

Arturo Pérez-Reverte, Capitano Alatriste (El Capitan Alatriste, 1996), Marco Tropea Editore, Milano, 2001, traduzione dallo spagnolo di Roberta Bovaia, 214 pagine.

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giovedì 21 maggio 2009

L'eleganza del riccio

Muriel Barbery, L'eleganza del riccio (L'élégance du hérisson, 2006) "Dal mondo", edizioni e/o, Roma, 2007, traduzione dal francese di Emanuelle Caillat e Cinzia Poli, 320 pagine.

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venerdì 15 maggio 2009

Big Fish




Daniel Wallace, Big Fish (Big Fish: A Novel of Mythic Proportions, 1998), "Tascabili. Narrativa", 42, Il Saggiatore, Milano, 2008, traduzione dall'inglese di Silvia Lalia, 188 pagine.

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Il giorno in cui nacque lui, le cose cambiarono.
Il Marito divenne Padre, la Moglie divenne Mamma.
Il giorno in cui Edward Bloom nacque, venne la pioggia. p.14

Era un vero asso, anche allora. Un pesce grosso come diceva lui. p.20

Un pesce grosso in un grosso stagno... questo volevo essere. L'ho sempre voluto, fin dal primo giorno. p.29

Guardandomi negli occhi vide un grande vuoto, un desiderio di essere colmato. Il suo compito di padre sarebbe stato questo: colmarmi. p.130

No, era la sua storia, la storia della sua vita adulta che si stendeva davanti a lui come un paesaggio e lui mi portava li, mi prendeva in braccio in modo che potessi vedere meglio e mi diceva:«Un giorno, figliolo, tutto questo sarà tuo». p.132

La copertina







giovedì 14 maggio 2009

La moglie di Joza

Kvĕta Legátová, La moglie di Joza (Jozova Hanule, 2002), "narrativa", Nottetempo, Roma, 2007, traduzione dal ceco di Raffaella Belletti, 193 pagine.

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La copertina





lunedì 4 maggio 2009

Gli uomini delfino





Uno shabono, abitazione collettiva degli Yanomamö

Torsten Krol, Gli uomini delfino (The Dolphin People, 2006), ISBN, Milano, 2009, traduzione dall'inglese di Francesco Pacifico, 297 pagine.

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Le copertine

Isbn, 2009



La terza di copertina, illustrazione di Felix Petruška




Atlantic Books, 2006




lunedì 20 aprile 2009

Attentato

Consigliato dalla Congregazione dell'indiceAmélie Nothomb, Attentato (Attentat, 1997), "Amazzoni", 8, Voland, Roma, 1999, traduzione dal francese di Biancamaria Bruno, 116 pagine.

Copertina dell'edizione italiana, Voland, disegno di Enrica De Natale, 1999



Copertina dell'Edizione Albin Michel, 1997



mercoledì 8 aprile 2009

Lamento di Portnoy

Philip Roth, Lamento di Portnoy (Portnoy's Complaint, 1967, 1968, 1969), "ET Scrittori", 715, Einaudi, 2000, traduzione dall'inglese di Roberto C. Sonaglia, 236 pagine.

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martedì 31 marzo 2009

Anime alla deriva





Francesco de' Rossi detto Cecchino Salviati, Carità, 1543-5, Galleria degli Uffizi, Firenze (particolare)


Richard Mason, Anime alla deriva (The Drowning People, 1999) "Super ET", Einaudi, 1999, Traduzione dall'inglese di Stefania Bertola, 356 pagine.

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Mia moglie si è sparata ieri pomeriggio.
O almeno questo è quanto ritiene la polizia, e io interpreto la parte del vedovo affranto con entusiasmo e con successo. Vivere con Sarah mi ha insegnato a ingannare me stesso, e l'ho trovato anch'io, come lei, un eccellente modo per imparare ad ingannare gli altri. Naturalmente io so che lei non ha fatto niente del genere. Mia moglie era troppo equilibrata, troppo ancorata al presente per pensare di farsi del male. È mia opinione che non si sia mai preoccupata di quello che aveva fatto. Era incapace di provare rimorso.
Sono stato io a ucciderla. p.1

Soltanto allora ebbi la prima intuizione di qualcosa che oggi so con certezza: Che gli esseri umani non possono essere divisi; che le parti che li costituiscono non hanno alcuna autonomia; che non possono essere separati in metà distinte per la tranquillità morale degli altri. p.229

Non conoscendo neanche per sentito dire il senso di colpa, e non avendo mai provato nessuna mortificazione peggiore che essere costretta ad aspettare un po' troppo dal dentista, Camilla era sempre così di buon umore da risultare un vero balsamo per il mio stato di depressione. p.273

L'attrazione fra gli esseri umani è una faccenda complessa, tanto complessa e potente che non basterebbe una vita per spiegarla. [...] Adesso comincio a capire che la bellezza fisica ci attira in modi che non sempre riconosciamo, e a piccoli passi di cui non sempre ritroviamo le tracce. p.311


Super Et, Einaudi, Progetto Grafico 46xy, fotografia di Annalisa Ceolin



Penguin Books, 2000



Warner Books, 1999



mercoledì 25 marzo 2009

Vergine giurata

Elvira Dones, Vergine Giurata, "I Narratori", Feltrinelli, 2007, 204 pagine.

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"Diventare uomo non è difficile, " dice- " Ho fatto giuramento di non sposarmi mai, è un'usanza che esiste solo nel Nord del paese. Ti spiego: quando in una famiglia non ci sono figli maschi, una delle femmine giura di comportarsi da uomo e restare uomo per il resto dei suoi giorni. Da quel momento, assume tutte le funzioni e tutti i ruoli di un maschio. Così io sono diventata il figlio che lo zio non aveva. " p.53

A Hana piaceva saultare con un tungjatjeta, la mano posta sul cuore, gli sguardi solenni, le fronti che per una attimo di toccabno a suggellare la sacralità del commiato. Che ti si allunghi la vita! p.57

E lei pensa che con il dolore dentro non si va lontano. Se non lo guardi in faccia, il dolore, continuerà ad assalirti. Ti resta dentro, fango nero, poltiglia. Se lo affronti di petto invece, magari c'è speranza che se ne vada. Si sforza di aggredirlo. p.61

Il signor mare sta disteso, levigato e luccicante come nel più bello dei sogni. Nulla tocca la sua vastità, né l'immondizia gettata dai turisti sulla battigia, né la bruttezza dei consumi dei pochi bagnanti. p.92

"Io sembro strana," prosegue Hana, "ma non lo sono. Sembro impacciata, ma non lo sono. Sì, in parte sì, anche, adesso però non si tratta di questo. Adesso devo capire quando verrà il momento di piangere, dopo di che mi sarà più facile. E non riesco a piangere, proprio no." p.95

Lei corre. Fra sette, otto ore sarà a casa, e sarà salva. È bello andarsene, c'è qualcosa di eroico nella fuga, ti perdi via ti sfumi diventi nuvola oppure uomo. Ci vuole fegato per andarsene. p.99

Non correre non far rumore non pensare. Nessuna fretta. Non più. C'è tutto il tempo di questo mondo, nessuno ti aspetta, non devi preoccuparti della morbidezza dei tuoi capelli, non devi preoccuparti di trovare dei vestiti carini, tra Parigi e Rrnajë c'è di mezzo la neve. p.112

La kulla risplende di pulizia. Vittima dell'abitudine, non è ancora riuscita a trascurare le faccende domestiche, ma ci sta provando. Da uomo non dovrebbe toccare lavoro da donna, così vuole il Kanun. p.114

"Sei un egoista, te lo ripeto, e non me ne frega niente se ti fai male! Noi altre eravamo braccia e corpi per i mariti, lì sui monti, nessuno che ci chiedesse mai niente, e abbiamo obbedito. Tu ti sei nascosta, invece di lottare. Sei diventata uomo. Ma tu guarda, tanto semplice! Facile fare l'uomo! La vera impresa lassù era vivere da donna, mica fare il coglione che si ammazza di alcool e tabacco." p.125

Non dirlo nemmeno, chi si è scottato col fuoco impara a soffiare anche sullo yogurt. p.159


La copertina, "Fertility" di Philippe Lardy

giovedì 19 marzo 2009

Aurora Boreale





Drago Jančar, Aurora Boreale (Severni sij, 1984), "Narratori Stranieri", Bompiani, 2008, introduzione di Claudio Magris, traduzione dallo sloveno di Darja Betocchi e Enrico Lenaz, 277 pagine.

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La copertina dell'edizione italiana, Salvatore Fragola, Aurora Boreale, progetto grafico Polystudio.



martedì 3 marzo 2009

Il castello bianco




Maometto IV, "il cacciatore" (Mehmed IV, Avgí), anonimo siriano, ca 1682.


Orhan Pamuk, Il castello bianco (Beyaz Kale, 1979), "Super ET", Einaudi, Torino, 2006, traduzione di Giampiero Bellingeri, 173 pagine.

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È risaputo che non si dà una esistenza predeterminata e che tutto quanto accade in fondo non cotituisce che una catena di combinazoni. Eppure, con tutto ciò, persino quelli a conoscenza di tale verità, volgendosi in un certo periodo dela loro vita a riconsiderar l'esitenza, decidono che ciascuna delle vicende da loro vissute quali eventi fortuiti rappresenta invece una necessità. p.9

E così , cominciammo a lavorare, da buoni studenti, da buoni fratelli che studiano addrittura quando sanno che in casa non ci sono i grandi a sentirli attraverso la porta socchiusa. p.28

Lui non la temeva, la peste, ché la malattia era da Dio predestinata; se all'uooo era prescritto di morire, moriva; era dunque vano, quel mio arrabattarmi, tappandomi in casa e troncando le relazioni con l'esterno, ocercando di scappare da Istanbul: se così stava scritto, la morte sarebbe venuta a coglierci fin laggiù. A che tanta paura? Per quelle colpe che da giorni stendevo sulla carta? p.69

Come in quegli stupidi, soddisfatti della propria vita, de mondo e di sé, nel mio sguardo s'era insinuata una voluttà triviale. Ma lo sapevo: nella mia nuova condizione io mi trovavo bene. E tacqui. p.123


Copertina dell'edizione italiana, Super ET, Einaudi, Progetto Grafico 46xy:



Copertina dell'edizione turca, İletişim Yayınları, 1985:



martedì 17 febbraio 2009

Oltre il confine





Cormac McCarthy, Oltre il confine (The Crossing, 1994), Trilogia della Frontiera, "Super ET", Einaudi, Torino, 2008, Prefazione di Alessandro Baricco, Traduzione di Rossella Bernascone e Andrea Carosso, 420 pagine (297-717)

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giovedì 12 febbraio 2009

Cavalli selvaggi






Cormac McCarthy, Cavalli selvaggi (All The Pretty Horses, 1992), Trilogia della Frontiera, "Super ET", Einaudi, Torino, 2008, Prefazione di Alessandro Baricco, Traduzione di Igor Legati, 199 pagine (pp5-294)

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