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lunedì 29 dicembre 2014

Elif Shafak


Elif Şafak o Shafak (Strasburgo 25 ottobre 1971)

Romanzi

1997, Pinhan
1999, Şehrin Aynaları
2000, Mahrem (traduzione inglese: The Gaze, 2006)
2002, Il palazzo delle pulci (Bit Palas, traduzione inglese:  The Flea Palace , 2005)
2004, The Saint of Incipient Insanities (traduzione turca: Araf, 2004)
2006, La bastarda di Instabul (The Bastard of Istanbul, traduzione turca: Baba ve Piç, 2006)
2007, Latte nero (Siyah Süt, traduzione inglese: Black Milk: On Writing, Motherhood, and the Harem Within, 2011)
2009, Le quaranta porte (Aşk, traduzione inglese: The Forty Rules of Love: A Novel of Rumi, 2010)
2011, La casa dei quattro venti (İskender, traduzione inglese: Honour, 2012)
2013, La città ai confini del cielo (Ustam ve Ben, traduzione inglese: The Architect's Apprentice, 2014)

giovedì 18 dicembre 2014

La città ai confini del cielo


Elif Shafak,  La città ai confini del cielo (The Architect’s Apprentice, 2014), "La scala", Rizzoli, Milano, Traduzione dall'inglese di Beatrice Masini, 2014.

La città, ormai chiaramente definita, si apriva davanti a lui, splendente. Luce e ombre, vette e declivi. Su e giù, una collina dopo l’altra, coperte qua e là da boschetti di cipressi, sembrava un grumo di contrari. Negandosi a ogni passo, cambiando forma in ogni quartiere, affettuosa e spietata allo stesso tempo, Istanbul dava con generosità e con lo stesso respiro si riprendeva il dono.

C’era qualcosa di bello nell’aria, e se a quel tempo avesse posseduto quella parola, avrebbe definito quel qualcosa una benedizione.

Le sue parole, come increspature sulla superficie di uno stagno, si diffusero, raggiungendo le rive della folla, e da lì furono spinte indietro verso il centro, e trasformate nell’andare.

Ripiegando il cuore come un fazzoletto, Jahan vi conservava la memoria dei pomeriggi trascorsi insieme.

Non si può camminare diritti se la strada è storta.

Disse che ci sono tre fontane di saggezza a cui ogni artigiano dovrebbe bere in abbondanza: i libri, il lavoro e le strade. Leggere, lavorare e viaggiare.

Le pietre stanno ferme. Chi vuole imparare, mai.

Siamo mortali. Le decisioni sono pecore; le abitudini, il pastore.

Jahan pensava che esistessero due tipi di templi costruiti dall’uomo: quelli che aspiravano a raggiungere il cielo e quelli che desideravano portare il cielo più vicino a terra. Poi, di rado, ce n’era un terzo: quello che faceva tutte e due le cose.

«Il meretricio è come il vento» disse Balaban, «più gli metti i ferri, più scivola dai buchi.»

Non avrebbe mai osato definire amore ciò che provava per Mihrimah, eppure raccolse con cautela la parola pronunciata e rivelata da qualcun altro per stringersela al petto: non voleva lasciarla andare.

«Sei più forte. Attento, però. Se reggi una spada, obbedisci alla spada, non è il contrario. Non si può portare un’arma senza sporcarsi le mani di sangue.»

Per tutta risposta Sinan disse che la conoscenza, ilm, è un carro trainato da molti cavalli. Se uno dei destrieri comincia a galoppare più veloce, anche gli altri cavalli accelerano e il viaggiatore in carrozza, l’alim, ne trae beneficio. I progressi in un campo sostengono i progressi in altri campi. L’architettura dev’essere amica dell’astronomia; l’astronomia dell’aritmetica; l’aritmetica della filosofia; e così via.

Forse, avrebbe concluso Jahan, quando sei troppo vicino sei cieco, e solo a una certa distanza comprendi.

Stava perdendo la fede nel suo mestiere. Allora non sapeva che il valore della propria fede non dipende da quanto è solida e forte, ma da quante volte uno la perde ed è ancora in grado di recuperarla.

Jahan annuì, la gola stretta. Ricordava anche il resto. Voi siete i testimoni dei vostri rispettivi viaggi. E dunque lo saprete, se uno di voi va fuori strada. Seguite il percorso di chi è saggio, di chi è vigile, di chi ama, di chi lavora sodo.

Allora è così, pensò. Il centro dell’universo non è a est né a ovest. È dove ci si arrende all’amore. A volte è dove si seppellisce un essere amato.

«La verità è una farfalla: si posa su questo e su quel fiore. Tu la insegui con un retino. Se la catturi sei felice. Ma non vive a lungo. La verità è una cosa delicata.»

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domenica 12 gennaio 2014

Latte nero


Elif Shafak, Latte nero (Black Milk, On Writing, Motherhood and the Harem Within, 2007), "La scala", Rizzoli, Milano, traduzione dall'inglese di Roberta Zuppet, 2010.

All'improvviso ebbi la confortante consapevolezza che andava tutto bene e che era sempre stato così. Come dice Rumi, la notte contiene il giorno. Possiamo ricominciare la nostra vita da capo, in ogni momento e in ogni luogo.

Per me la continuità e la stabilità sono come il russo e il cinese. Pur sapendo che sono grandi lingue con una storia molto lunga, non le parlo.

«Ciononostante un elefante non può ingoiare un porcospino.» «Ancora Gandhi?» «No, è uno slogan della Primavera di Praga, risponde.»

Ecco cosa succede quando sei in un Paese straniero: raccogli dettagli come se fossero conchiglie su una spiaggia.

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venerdì 10 gennaio 2014

La casa dei quattro venti



Elif Shafak, La casa dei quattro venti (Honour, 2012), "best BUR", Rizzoli, Milano, 2013, traduzione dall'inglese di Stefania Manzana, 445 pagine.
Mia madre è morta due volte. p. 11

Eppure gli abitanti non dubitavano che accadessero cose strane e terribili nell'universo, cioè oltre le sponde dell'Eufrate. E visto com'era il mondo, chi mai poteva desiderare di partire alla sua scoperta? Tutto quello che era stato e che sarebbe accaduto esisteva già, lì, nel presente. L'uomo era stato creato per restare dov'era, come gli alberi e le rocce. p. 16

Quando tre o più persone dormono insieme in uno spazio ristretto, piano piano il loro respiro si fonde e si sincronizza. Forse era un messaggio di Dio, il suo modo di suggerire agli uomini che basterebbe lasciarsi andare e tutti potrebbero vivere in pace e in armonia, senza più liti né incomprensioni. p.66

Lui era quello introverso. Il filosofo. Il sognatore. L'eremita che viveva in una caverna immaginaria e riusciva a trovare l'insolito nelle cose ordinarie, compagnia nella solitudine, e bellezza ovunque. p. 86

Piegò il foglio a metà e girò gli angoli verso l'interno. Un quadrato, due triangoli, un rettangolo... Avvicinò gli angoli, allontanò i triangoli e... voilà: una barchetta di carta. La adagio sul pavimento. Non c'è acqua per farla navigare. Non c'è vento per spiegare le vele. Sembra fatta di cemento. Non va da nessuna parte. Come il dolore che sento dentro. p. 100

Le parole, come tribù erranti, non avevano fissa dimora. Si muovevano in continuazione, sparpagliandosi in lungo e in largo su tutta la terra. p.120

Come si può placare la violenza del vento? Come si può colorare la neve che scende bianca dal cielo? accettiamo di buon grado di non avere alcun controllo sulla natura. E allora perché non possiamo ammettere che non ci è dato di cambiare il nostro destino? Cosa c'è di diverso? pp. 127-8

Nel profondo del suo cuore, al di là dell'audacia ostentata, Adem sapeva che quella decisione l'avrebbe fatto stare male. Invece, stranamente, non sentì nulla. Può forse sentire dolore un pezzo di legno trasportato dalla violenza della corrente? O una piuma provare angoscia mentre si lascia sospingere dal vento? Così si sentiva lui quel giorno. E per molti giorni a venire. p. 135

Se fai sapere che hai un cuore di cristallo, chiunque può mandarlo in frantumi. p.255

Era come se il cielo avesse una fessura aperta per rivelare un altro universo, e ogni cosa fosse stata dipinta con il pennello di Dio. p. 392

Nadir increspa le labbra e imita il mio tono. «Dimentica il mondo. Date il massimo di quanto vi resta da spendere, ché anche noi diventeremo polvere.»
rido, mio malgrado. «È Khayyam, di nuovo?»
«Sì, Omar Khayyam.»

Solo quando le lettere hanno smesso di arrivare, ho capito che era morta per la seconda e ultima volta. p. 440

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giovedì 13 dicembre 2012

Le quaranta porte

Monument to Shams-e Tabrizi, 2008, © Saeed Saraie and Mani Sadraei
Elif Shafak, Le quaranta porte (The Forty Rules of Love, 2009), "best BUR", Rizzoli, Milano, 2009, traduzione dall'inglese di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini, 451 pagine. 

La brezza dell'alba ha segreti da dirti.
Non tornare a dormire.
Devi chiedere quello che davvero vuoi.
Non tornare a dormire.
C'e' gente che va avanti e indietro
attraverso le porte dove i due mondi si toccano.
La porta e' tonda e aperta.
Non tornare a dormire.



Jalal-ud-Din Rumi (1207-1273)

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venerdì 21 agosto 2009

La bastarda di Istanbul





Ricetta dell'Ashure

Ingredienti:
1/2 tazza di ceci
1 tazza di grano
1 tazza di riso
1 tazza e 1/2 di zucchero
1/2 tazza di nocciole tostate
1/2 tazza di pistacchi
1/2 tazza di pinoli
1 cucchiaino di vaniglia
1/3 tazza di uvette
1/3 tazza di fichi secchi
1/3 tazza di albicocche secche
1/2 tazza di scorze d'arancia
2 cucchiaini di acqua di rose

Decorazione:
2 cucchiaini di cannella
1/2 tazza di mandorle sbiancate e affettate
1/2 tazza di semi di melagrana

Preparazione:
La maggior parte degli ingredienti va messa in bagno il giorno precedente, come segue:
Lavare accuratamente ceci, grano e riso e poi lasciarli a mollo tutta la notte in ciotole separate. Immergere fichi, albicocche e scorze d'arancia in acqua calda per mezz'ora, poi scolare tenendo da parte l'acqua di ammollo; tagliare tutto a pezzi, mescolare con l'uvetta e tenere da parte.

Cottura:
Coprire i ceci con circa quattro litri di acqua fredda. Portare a ebolizzione e cuocere a fuoco medio per circa un'ora. Intanto portare ad ebollizione 75 cl, d'acqua e cuocere riso e grano a fuoco basso per un'ora continuando a mescolare, fino a quando la miscela è morbida.
Aggiungere l'acqua d'ammollo della frutta secca, lo zucchero, le nocciole spezzate, i pistacchi e i pinoli nella pentola, e far bollire tutto a fuoco medio mescolando di continuo , per 30 minuti o più. La miscela deve addensarsi leggermente fino alla consistenza di una zuppa sepssa. Aggiungere la vaniglia, l'uvetta, i fichi, le albococche e le scroze d'arancia, e cuocere per altri venti minuti , continuando a mescolare. Spegnere il fuoco e aggiungere l'acqua di rose. Lasciar raffreddare l'ashure a temperatura ambiente per un'ora o più. Spolverare con la cannella e guarnire con fettine di mandorla e semi di melagrana. p.299


Elif Shafak, La bastarda di Istanbul (The Bastard of Istanbul, 2007), "BUR Narrativa", Rizzoli, Milano, 2007, traduzione dall'inglese di Laura Prandino, 388 pagine.


"Mandarinista.. ehi, mandarinista... quanto li fai al chilo?" urlò una donna dalla finestra spalancata all'ultimo piano del palazzo di fronte. La nonchalance con cui gli abitanti della città inventavano nomi improbabili per i lavori più comuni non mancava mai di divertirla. Bastava aggiungere un -ista o un -aio, ed ecco che il dinamico elenco delle professioni cittadine si allungava. p.24

... perchè l'amore ama la forza. Ecco perché possiamo innamorarci di qualcuno fino a morirne, ma raramente amiamo fino a morirne chi si inn amora di noi. p.89

"Svegliati, amico mio, non esiste più nessun "insieme". Quando la melagrana si rompe e i semi si spargono in tutte le direzioni, non puoi più rimetterli insieme". p.257

Istanbul è un libro aperto con scarabocchiati dieci milioni di storie. Istanbul si sta risvegliando dal suo sonno agitato, pronta per il caos della giornata. Da questo momento in poi ci sono troppe preghiere da esaudire, troppe bestemmie di cui prendere nota, e troppi peccatori, per non parlare poi degli inoocenti, da osservare.
A Istanbul è ormai mattina. p.267

**Playlist**

01. Like a Virgin, Madonna (Like a Virgin - 1984) 3:38
02. Primitive Love, Miami Sound Machine (Primitive Love - 1985) 4:42
03. Why Me, Lord?, Johnny Cash (American Recordings - 1969) 2:20
04. Danza della Fata Confetto, Lo schiaccianoci, Tcajkovskij (1891-2)
05. Istanbul (Not Constantinople), They Might Be Giants (Flood - 1990) 2:34
06. Hurt, Johnny Cash (American IV: The Man Comes Around - 2002) 3:38
07. It Ain't Me, Babe, Johnny Cash (Orange Blossom Special - 1965) 3:03
08. Dirty Old Egg-Suckin' Dog, Johnny Cash (At Folsom Prison - 1968) 1:30

... teneva i finestrini abbassati e la radio sintonizzata su una stazione locale che sparava Like a Virgin di Madonna al massimo del volume. C'era uno stridente contrasto fra l'aspetto dell'uomo e i suoi gusti musicali decisamente anticonvenzionali. p.15

Rose tamburellava sul volante, accompèagnando Gloria Estefan:

No modern love for me, it's all a hustle
What's done is done, now is my turn to have fun... p.56
[...]
Primitive love, I want what it used to be.
In un batter d'occhio la Cherokee 1984 azzurro oltremare era tornata al parcheggio del Fry's Supermarket.
I don't have to think, right now you've got me at the brink
This is good-bye for all the times i cried...
p.60

Fischiettò il motivo di una canzone di Johnny Cash che le tornava in mente ogni volta che vedeva sua zia: Why my Lord, what have I ever done.. p.84

Ma anche prima che Barsam Tchakhmakhchian potesse aprire bocca, il cellulare di Armanoush attaccò con la suoneria, un classico di Cajkovskij, la Danza della Fata Confetto. p.119

Il website si apriva con il familiare motivetto di Istanbule was Constantinople / Now it's Istanbul, not Costantinople... p.129

Trotterellò fino al lettore CD e lo accese, capitando su uno dei pezzi preferiti da Asya: la cover di Hurt. Ondeggiando al ritmo delle note iniziali della canzone tornò sui suoi passi, con gli ochhi che le brillavano: I hurt myself today / To see if I still feel.. p.162

Asya si interruppe per porgere i suoi rispetti alla canzone che era appena iniziata, It Ain't Me, Babe. Fischiettò la melodia e mimò le parole, prima di riprendere il discorso. p.167

Porse ad Armanoush uno degli auricolari. Lei accettò con cautela e chiese: "Come si intitola la canzone ?".
"Dirty Old Egg-Suckin' Dog."
"Non la conosco."
"Già" disse gravemente Asya. "Ecoola che comincia. Ascolta..." p.221

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sabato 13 dicembre 2008

Il palazzo delle pulci





Elif Shafak, Il Palazzo delle pulci (Bit Palas, 2002 - The Flea Palace, 2005), "La scala", Rizzoli, Milano, 2008 traduzione di Stefania Manzana e Luisa Martolini, 491 pagine.

Era un uomo che per sopravvivere aveva bisogno di sentirsi indispensabile - uno di quelli che o si innamorano di donne fragili o finiscono col rendere fragili le donne che amano. p. 45

Ma quando appoggio il rosso sopra il blu e guardò il mondo diventare viola un grido affannoso le sfuggi dalle labbra: "I-stan-bul!". L'aveva trovato. [...] Nello spettro dei colori e delle sfumature, Istanbul era viola; un viola azzurrognolo e grigiastro che il sole abbagliante, riflesso dalle cupole ricoperte di piombo, macchiava goccia a goccia e bruciava pennellata su pennellata. p. 67

Tutti sanno che guidare quando si è ubriachi è pericoloso. Ma telefonare quando si è ubriachi può avere conseguenze ancora più nefaste. p. 171

Gli uomini che tradiscono puntano alla qualità: vogliono ottenere da un'altra donna un amore che nella sostanza sia diverso da quello che ricevono dalle loro mogli. Invece le donne che tradiscono puntano alla quantità: vogliono ottenere da un altro uomo un amore che sia maggiore da quello che ricevono dal marito. p. 190

"L'amore non è altro che un meccanismo neurochimico" diceva spesso il professor Kandinskij, "e gli amanti più fedeli hanno un cervello di dimensioni rdiottissime. Se si incontra una donna sposata da anni ancora innamorata pazza di suo marito, si può stare certi che la sua memoria è uguale a quella di una cinciallegra". p.223

"Ma appena vi attaccano il telefono, per prima cosa chiamate un negozio di dolciumi". p. 308

Dopotutto, è così che stanno le cose. Perché possiamo davvero condividere il dolore di un'altra persona, per prima cosa l'altra persona deve condividere la nostra stessa realtà. p. 440

L'essere umano è estremamente vulnerabile e primitivo. Sono le coincidenze, piuttosto che le conseguenze che egli causa, a lasciare un'impronta nella sua vita. p. 466