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lunedì 21 settembre 2009

Il sonaglio

Questo romanzo conlcude un ciclo iniziato con Maruzza Musumeci e proseguito con il casellante. Sono tre storie che raccontano tre metamorfosi più o meno riuscite. Nei tempi antichi le metamorfosi venivano più facili a dirsi e a farsi. A.C.


Andrea Camilleri, Il sonaglio, "La Memoria", 777, Sellerio, Palermo, 2009, 191 pagine.

la copertina

domenica 22 febbraio 2009

Il casellante

S'arricordò che alle scole limentari 'na vota il maestro aviva contato che l'alloro, l'addrauro, in origini era stata 'na beddra picciotta che po' si era cangiata in pianta. Se nell'antichità lo potivano fari, pirchì ora l'omo non ne era cchiù capace?


Abraham Bloemart, Niobe beweent haar kinderen, olio su tela, 1591, Statens Museum for Kunst, Copenaghen (particolare)

Andrea Camilleri, Il casellante, "La memoria", 750, Sellerio, Palermo, 2008, 143 pagine.

Una donna, Minica, moglie del casellante di una linea secondaria della Sicilia, perde il figlio di cui è incinta in seguito alle violenze seguite a uno stupro. La brutalità della violenza, oltre a farle perdere il figlio a lungo cercato, la lascia sterile.
Una volta appresa la notizia, di ritorno dall'ospedale, la donna decide di trasformarsi in albero, un nespolo, e, aiutata dal marito che la accudisce amoroso nonostante i segni dello squilibrio, vive come un albero fuori dalla casa.
Resasi infine conto dell'impossibilità dell trasformazione, si rifugia, sconfitta, in una grotta in fondo al pozzo con l'intenzione di lasciarsi morire fino a quando la Fortuna porrà fine ai suoi propositi.
Secondo le parole di Camilleri, Il casellante, rappresenta il secondo episodio di una "Trilogia delle metamorfosi", iniziata con Muruzza Musumeci. Il tentativo di trasformazione di Minica rimanda immediatamente al mito di Dafne ma ricorda più strettamente, per temi e drammaticità, quello di Niobe, trasformatasi in marmo per il dolore provocato dalla morte dei suoi dieci figli.
Mentre in Muruzza Musumeci, l'elemento soprannaturale, è alla base della narrazione, in questo romanzo la realtà, saldamente governata dalla Fortuna, è l'unica dimensione della narrazione e, forse, è proprio per questo che la metamorfosi non si realizza e, dopo il dolore, la vita dei protagonisti sembra trovare una parvenza di normalizzazione.
Nel tratteggiare la storia di Minica e Nino, Camilleri aggiunge un altro piccolo pezzo alla mappa di Vigata che sta cartografando nei suoi lavori via via sempre più precisamente.
Alla Vigata della seconda guerra mondiale appartiene anche la figura di don Simone Tallarita "omo di rispetto", mafioso, che nel romanzo svolge, per il protagonista, un vero e proprio agente della Fortuna e che, a mia memoria, è l'unico esempio di mafioso totalmente "positivo" (almeno per gli effetti delle sue azioni nello sviluppo della storia) che compare negli scritti di Camilleri (a patto di dimenticarsi, naturalmente, delle modalità in cui si concretizzano gli aiuti... ).

domenica 28 dicembre 2008

Maruzza Musumeci



Le Sirene sedendo in un bel prato,
Mandano un canto dalle argute labbra,
Che alletta il passeggier: ma non lontano
D'ossa d'umani putrefatti corpi
E di pelli marcite, un monte s'alza.

Odissea, XII (traduzione di Ippolito Pindemonte)


John William Waterhouse, A Mermaid, 1901, Olio su tela

Andrea Camilleri, Maruzza Musumeci, "La memoria", 727, Sellerio, Palermo, 2007, 147 pagine.

Gnazio Manisco emigrato in America torna in Sicilia nel crepuscolo del XIX° secolo per riuscire a morire guardando un ulivo. Trova il suo albero in un triangolo di terra che cresce sul mare, conosce il pittore Lyonel Feininger, costruisce una casa che inspirerà l'architettura di Walter Gropius e si sposa con una bellissima ragazza, Maruzza Musumeci, che in realtà è una sirena.

Camilleri riesce a ricavare un piccolo spazio nella sua Vigata anche per una storia d'amore tra un contadino e una sirena. Ma lo scrittore siciliano non è naturalmente tipo da accontentarsi di una qualche sirenetta uscita da un film di Walt Disney e, sull'onda delle parole di Circe nell'Odissea, crea una sirena cannibale e fatale.