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martedì 27 ottobre 2015

lunedì 19 ottobre 2015

giovedì 6 agosto 2015

martedì 7 aprile 2015

Né di Eva né di Adamo


Hokusai, Fine Wind, Clear Morning (aka South Wind, Clear Sky or Red Fuji), Thirty-six Views of Mount Fuji, 1830-32.
Amélie Nothomb, Né di Eva né di Adamo (Ni d'Eve ni d'Adam, 2007), "Amazzoni", Voland, Roma, 2008, traduzione dal francese di Monica Capuani.

In amore come in qualsiasi altra cosa, l'infrastruttura è essenziale. p. 38

Che io scriva una storia in cui nessuno ha voglia di massacrare nessuno non è un caso. Deve essere questo, una storia di koi. p. 41

Se sei Zarathustra, hai piedi divini che mangiano la montagna trasformandola in cielo e, contemporaneamente, al posto delle gionocchia hai catapulte con il resto del corpo come proiettile. Al posto del ventre hai un tamburo di guerra e al posto del cuore la percussione del trionfo, hai la testa abitata da una gioia tanto terrificante che necessita di una forza sovrumana per sopportarla, possiedi tutti i poteri del mondo per l'unico motivo che l'hai avocati a te e puoi contenerli nel tuo sangue, e non tocchi più terra causa il dialogo ravvicinato con il sole. p. 62

Mi distesi sul bordo del cratere e trascrosi la mia insonnia a tremare di  idee tanto più grandi di me. Nell'accampamento tutti avevano finito per addormentarsi. Io volevo essere quella che avrebbe visto le prime luci dell'alba. p. 65

Settembre mi immolò alle zanzare. Il mio sangue doveva piacergli, piombavano tutte su di me. p. 81

Mi buttai nel paesaggio. O meraviglia della corsa! Lo spazio ci libera da tutto. Non c'è tormento che resista all'espansione di sé nell'universo. Il mondo sarebbe così grande per niente? La lingua dice una cosa giusta: darsela a gambe vuol dire salvarsi. Se stai morendo, scappa. Se stai soffrendo, satti una mossa. Non esiste altra legge che il movimento. p. 94

Se sono acqua, che senso ha che io ti dica sì, ti sposo? Sarebbe quella la menzogna. Non si trattiene l'acqua. Sì, ti irrigherò, ti elargirò la mia ricchezza, ti rinfrescherò, placherò la tua sete, ma cosa ne so di quale sarà il corso del mio fiume, tu non ti bagnerai mai due volte nella stessa fidanzata. p.108

Esiste una gioia più grande di quella degli aeroporti, quella di salire a bordo di un aereo. Questa gioia culmina quando l'aereo decolla e si ha un posto vicino al finestrino. p. 118

La fuga dà la più grande sensazione di libertà che si possa sperimentare. Ci si sente più liberi a fuggire che a non avere niente da cui fuggire. Il fuggiasco ha i muscoli delle gambe in trance, la pelle fremente, le narici palpitanti, gli occhi spalancati.
Il concetto di libertà è un argomento trito, e appena lo si tocca già sbadiglio. L'esperienza fisica della libertà è tutt'altra cosa. Bisognerebbe sempre avere qualcosa da cui fuggire per coltivare in sé quella possibilità meravigliosa. D'altronde, c'è sempre qualcosa da cui fuggire. Non foss'altro che sé stessi. p. 118

La copertina

 
 

venerdì 13 febbraio 2015

Elettra

 

Amélie Nothomb, Elettra (Electre, 1996), Voland, Roma, 2012, traduzione dal francese di Monica Capuani.

Elettra non ricordò mai la frase.

La copertina

mercoledì 5 febbraio 2014

Cosmetica del nemico


Amélie Nothomb, Cosmetica del nemico (Cosmétique de l’ennemi, 2001), "Amazzoni", Voland, Roma, traduzione dal francese di Biancamaria Bruno, 2003.

Cosmetico, l’uomo si lisciò i capelli con il palmo della mano. Doveva essere impeccabile perché l’incontro con la sua vittima avvenisse a regola d’arte.

– Gli esseri della sua specie sono sempre convinti che gli altri provino interesse per loro.
– Il peggio è che hanno ragione.

Vede, gli adulti insegnano ai bambini a dire buongiorno alle signore e a non ficcarsi le dita nel naso: non gli insegnano a non uccidere i compagni di scuola. Avrei provato più rimorso se avessi rubato le caramelle da una bancarella.

Le stavo dicendo che l’essere umano è una cittadella e i suoi sensi ne sono le porte. L’udito è l’entrata custodita meno bene: e da qui la sua sconfitta.

– Crede che le persone malate di senso di colpa abbiano davvero bisogno di un motivo serio? Il mio nemico interiore era nato col favore della zuppa per gatti: avrebbe potuto trovare altri pretesti. Quando si è destinati a diventare colpevoli, non è necessario avere qualcosa da rimproverarsi. Il senso di colpa si aprirà un varco con qualsiasi mezzo. È la predestinazione.

– Abbia il senso delle sfumature, per favore.

Al mondo non c’è niente di più incomprensibile dei volti, o meglio, di certi volti: un insieme di tratti e di sguardi che d’improvviso diventano la sola realtà, l’enigma più importante dell’universo, che si guarda con sete e con fame, come se vi fosse inciso un messaggio supremo.

– Già, smancerie. A un divoratore di peperoncino non può proporre un timballo di riso.

Ogni volta che l’uomo sbatteva la testa contro il muro, sottolineava il suo gesto con un grido. Urlava: “Libero, libero, libero!”

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sabato 25 maggio 2013

Una forma di vita


Amélie Nothomb, Una forma di vita (Une forme de vie, 2010),  "Amazzoni", Voland, Roma, 2010, traduzione dal francese di Monica Capuani, 116 pagine.

Quella mattina ricevetti una lettera diversa dal solito:
Cara Amélie Nothomb,
sono un soldato di seconda classe dell'esercito americano, mi chiamo Melvin Mapple, ma lei mi può chiamare Mel. Sono di stanza a Baghdad dall'inizio di questa guerra di merda, cioè da più di sei anni. Le scrivo perché soffro come un cane. Ho bisogno di un po' di comprensione e lei, io lo so, lei mi capirà.
Mi scriva. Spero di avere presto una sua risposta.
Melvin Mapple
Baghdad, 18/12/2008 p.7

Ti sarai liberata dal tuo principale problema. Te stessa. p. 116

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lunedì 2 agosto 2010

Metafisica dei tubi


La mia conclusione fu senza appello: tra tutti i pesci, il più insulso - e anche l'unico - era la carpa.



Disegno di Tsukioka Yoshitoshi (1839-1892)


Amélie Nothomb, Metafisica dei tubi (Métaphysique des tubes, 2000) "Le Fenici Tascabili", 112, Guanda, Parma, 2004, traduzione dal francese di Patrizia Galeone, 121 pagine.


Il tempo è un'invenzione del movimento. Chi non si muove non si accorge del tempo che passa. p.15

"Il piacere è una meraviglia che mi insegna che io sono io. Io sono la sede del piacere. Io sono il poacere: ogni volta che ci sarà il piacere, ci sarò io. Non esiste piacere senza di me, non esisto io senza piacere !" p.28

L'acqua aveva paura quanto me: come i bambini timidi, andava avanti e indietro initerrottamente. La imitai. p.55

Improvvisamente sfuggii ala pesantezza terrestre: il fluido s'impandromì di me e mi appollaiò sulla sua superficie. Urlai di piacere. Maestosa vome Saturno, col salvagente come anello, rimasi in acqua per ore. Fu necessario farmi uscire con la forza.
- Mare!
Fu la settima parola. p.55

Pare che tutti i fratelli maggiori siano così: forse bisognerebbe sterminarli. p.70

Non era tanto per gentilezza che avevo mentito. Piuttosto perché nessun linguaggio conosciuto avrebbe potuto avvivcinarsi alla forza del mio risentimento, perché nessuna parola sarebbe stata all'altezza della mia delusione. p.102

Senza saperlo stavo assistendo alla rilevazione d una delle leggi più soprendenti dell'universo: ciò che non avanza regredisce. C'è la crescita e poi il declino; in mezzo, non c'è niente. L'apogeo? Non esiste. È un'illusione. p.109

In seguito non è successo più niente. p.112

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mercoledì 21 aprile 2010

Ritorno a Pompei




Un'affresco raffigurante il Vesuvio qualche anno prima dell'eruzione, Pompei.


Amélie Nothomb, Ritorno a Pompei (Peplum, 1996) "Amazzoni", Voland, Roma, 1999, a cura di Biancamaria Bruno, 125 pagine.


- Lei è archeologo?
- Non ci sono più archeologi. p.13

Il che dimostra che il Bello e il Bene sono retti da legge opposte: più si parla del Bello, più diventa Bello; più si parla del Bene, meno esso lo è. Insomma, un individuo responsabile che si voti alla causa del Bene fa un cattivo investimento. pp. 33-34

Lei parlava di archeologi, poco fa: che principianti! Buoni solo a scavare buche in terra e a piantare picchetti. E sono pure laureati!
- Sa bene che non era affatto così semplice.
- Certo, tanto poco semplice che erano quasi sempre incapaci di individuare da soli i luoghi in cui scavare. Il più delle volte non facevano altro che precipitarsi là dove operai della metropolitana o contadini che aravano un campo avevano per caso rinvenuto un oggetto strano. Il dilettantismo per eccelenza. p. 103

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martedì 9 febbraio 2010

Acido Solforico




Venne il momento in cui la sofferenza altrui non li sfamò più: ne pretesero lo spettacolo
. p.9


Amélie Nothomb, Acido Solforico (Acide Sulfurique, 2005) "Le Fenici tascabili. Narrativa", 201, Guanda, Parma, 2009, traduzione dal francese di Monica Capuani, 131 pagine.


L'infelice che riesca a riempirsi il petto di un soffio di grandezza rialza la testa e smette di compatirsi. p.47

Rideva dell'assurdità di una simile affermazione: certo, sarebbe stato facile ssere Dio se il male non fosse esistito, ma allora non ci sarebbe stato neanche più bisogno di Dio. p.54

Il linguaggio ha più a che fare con l'estetica che con la pratica. Se volendo parlare di una rosa non si disponesse di alcun vocabolo, se ogni volta si dovesse dire "la cosa che sboccia a primavera e ha un buon profumo", l'elemento in questione sarebbe molto meno bello. E quando la parola è una parola di lusso, e cioè un nome, la sua missione è rilevare la bellezza. p.67

C'è un proverbio arabo che mi sembra pertinente: "Non arrenderti: ricshieresti di farlo un'ora prima del miracolo." p.87


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lunedì 1 febbraio 2010

Igiene dell'assassino




Alexandre Cabanel (1823-1889), Ophelia, 1883, olio su tela, collezione privata.


Amélie Nothomb, Igiene dell'assassino (Hygiène de l'assassin, 1992), "Le fenici tascabili. Narrativa", 55, Guanda, Parma, 2002, traduzione dal francese di Biancamaria Bruno, 175 pagine.


“Certo, ma è la metafora di quello che fa lei.”
“Che ne sa delle metafore, giovanotto?”
“Ma... quello che sanno tutti.”
“Eccellente risposta. A gente non sa niente delle metafore. È una parola che si vende bene, perché ha un portamento fiero. 'Metafora': l'ultimo degli ignoranti percepisce che viene dal greco. Una raffinatezza incredibile, queste etimologie fasulle, veramente, quando si conosce la spaventosa polisemia della preposizione metá e la neutralità buona per tutte le stagioni del verbo phéro, per essere in buona fede, bisognerebbe concludere che la parola 'metafora' significa qualunque cosa. D'altronde, a sentire l'uso che se ne fa, si arriva a conclusioni identiche.
“Che intende dire?”
“Quello che ho detto, esattamente. Non mi esprimo per metafore, io.” pp. 19-20

C'è gente così sofisticata da leggere senza leggere. Come uomini-rana, attraversano i libri senza prendere una goccia d'acqua. p.54

Quante volte ho domandato a persone intelligenti: 'Questo libro vi ha cambiato?' E mi hanno guardato, gli occhi sgranati, con l'aria di dire: 'Perché avrebbe dovuto cambiarmi?'” p.54

Guardi, prendiamo un grande libro di bellezza: Viaggio al termine della notte. Come non essere un altro dopo averlo letto? Ebbene, la maggioranza dei lettori, superano quel tour de force senza difficoltà. Dopo ti dicono: 'Ah si, Celine è formidabile' e poi tornano ai fatti loro. È evidente, Celine è un caso estremo, ma potrei citarne altri. Non si è mai gli stessi dopo aver letto un libro, anche se è modesto come un Léo Malet: ti cambia, Léo Malet. Non si guardano più come prima le ragazze con l'impermeabile quando si è letto Léo Malet. È molto importante! Modificare lo sguardo: è questa, la nostra opera più grande. p.55

Dimenticare qualcuno: ha pensato a cosa significa? L'oblio è un oceano gigantesco sul quale naviga un solo naviglio, che è la memoria. Per la maggioranza degli uomini, quel naviglio si riduce a una miserabile bagnarola che fa acqua alla minima occasione, e il cui capitano, personaggio senza scrupoli, pensa solo a fare economia. p.159

la copertina








lunedì 17 agosto 2009

Stupore e tremori

Amélie Nothomb, Stupore e tremori (Stupeur et tremblement, 2000), "Amazzoni", Voland, Roma, 2001, traduzione dal francese di Biancamaria Bruno, 120 pagine.

- Non importa. Da adesso le ordino di non capire più il giapponese.
- Impossibile. Nessuno può ubbidire a un ordine del genere.
- C'è sempre il modo di ubbidire. E i cervelli occidentali dovrebbero capirolo, una buona volta.
"Ci siamo", pensai prima di ribattere.
- Il cervello nipponico è probbailmente capace di dimenticare una lingua. Il cervello occidentale non ne ha facoltà.
Questo argomento stravagante gli parve accettabile.
- Ci provi, comunque. Faccia finta, almeno. Ho ricevuto degli ordini per quanto la riguarda. Siamo intesi? p.18

Giocavo allora a quello che chiamavo 'lanciarmi nel paesaggio'. Incollavo il naso alla finestra e mi lasciavo cadere mentalmente. La città era talmente in basso: prima di schiacciarmi al suolo, avevo tutto il tempo di guradarmi intorno. p.23

Non appartenevo alla razza dei conquistatori ma alla specie delle vacche che pascolano nel prato delle fatture aspettando il passaggio del treno della grazia. Com'era bello vivere senza orgoglio e senza intelligenza. Mi ibernavo. p.42

Curiosamente, tutto questo ha la sua logica: i sistemi più autoritari provocano, nei paesi in cui vengono applicati, allucinanti casi di devianza - e, perla stessa ragione, inducono a una relativa tolleranza rispetto alle stranezze umane più strabilianti. Non si può avere idea di cosa sia un individuo eccentrico se non si è mai incontrato un eccentrico giapponese. Avevo dormito sotto la spazzatura? Be', se ne erano visti altri. Il Giappone è un paese che conosce il significato della parola 'impazzire'. p.59

A dire la verità, se deve evitare la voluttà perché favorisce la traspirazione. Non c'è niente di più vergognoso del sudore. Se mangi a quattro palmenti un bel piatto di fettuccine, se ti abbandoni alla rabbia del sesso, se passi l'inverno a dormicchiare vicino al camino, suderai. E nessuno avrà più dubbi sulla tua volgarità.
Tra il suicidio e la traspirazione non esitare. Versare il proprio sangue è ammirevole quanto è immondo versare il proprio sudore. Se ti dai la morte, non suderai mai più e la tua angoscia sarà finita per sempre. p.66

L'onore consiste il più delle volte nell'essere iditoi. Non è meglio comportarsi da imbecilli che disonorarsi? p.78

In Giappone questo si chiama sabotaggio: uno dei crimini nipponici più gravi, tanto odioso, che si usa la parola francese, perché bisogna essere stranieri per concepire una bassezza simile. p.92

Questa constatazione mi richiamò alla mente il detto di André Maurois: "Non dire troppo male di te stesso: finiranno per crederci." .p116

la copertina







venerdì 17 luglio 2009

Cause di forza maggiore

C'è un istante, tra il quindicesimo e il sedicesimo sorso di champagne, in cui ogni uomo è un aristocartico. Questo momento sfugge al genere umano per un motivo banale: gli uomini sono così impazienti di raggiumgere il culmine dell'ebbrezza che soffocano quel fragile stadio in cui gli è concesso di meritare la nobiltà.



Amélie Nothomb, Causa di forza maggiore (Le fait du prince, 2008), "Amazzoni", 51, Voland, Roma, 2008, traduzione dal francese di Monica Capuani, 114 pagine.

Finalmente mi è capitato di leggere qualcosa di Amélie Nothomb trovandolo incocludente e un po' inutile. Finalmente, perché un racconto poco ruscito mi fa apprezzare ancora di più la scrittrice belga rendendola più umana e allontanando un poco l'immagine della marziana calata sulla terra per sbattere in faccia a tutti il suo enorme talento...

la copertina
ovvero la dimostrazione di come Voland si ostini a realizzare copertine orrende partendo da originali decenti, in questo caso costruiti intorno ad una foto di Pierre et Gilles...




lunedì 22 giugno 2009

Sabotaggio d'amore

Amélie Nothomb, Sabotaggio d'amore (Le sabotage amoureux, 1993), "Collana Amazzoni", Voland, Roma, 1998, traduzione dal francese di Biancamaria Bruno, 116 pagine.

[coming soon...]

Mi sentivo in relazione solo con la Grande Muraglia: unica costruzione umana visibile dalla Luna, lei almeno rispettava la mia scala. Non delimitava lo sguardo, lo trascinava verso l'infinito. p.9

Certi paesi fanno l'effetto di una droga. È il caso della Cina, che ha lo straordinario potere di rendere pretenziosi tutti quelli che ci sono stati, e addirittura quelli che ne parlano. p.9

Niente dà un'aria più distinta del dire con distacco: "Sono appena tornato dalla Cina". E ancora oggi, quando trovo qualcuno che per me non ha abbastanza ammirazione, lascio cadere con voce indifferente, tra una frase e l'altra, un "quando vivevo a Pechino". p.10

Ho sempre saputo che l'età adulta non contava: dalla pubertà in poi l'esistenza è solo un epilogo. p.25

Non ero Prometeo, ero il fuoco, ero io che trafugavo me stessa e osservavo il percorso furtivo del mio bagliore sulle tenebre infinite dei muri cinesi. p.35

Che bello non poter uscire dal ghetto! La libertà non si misurava in metri quadrati a disposizione. La libertà era trovarci finalmente abbandonati a noi stessi. Gli adluti non possono fare ai bambini regalo più bello che dimenticarli. p.35

Definisco cavallo quel luogo unico dove è possibile perdere ogni ormeggio, ogni pensiero, ogni coscienza, ogni nozione di futuro, per essere solo uno slancio, una vela spiegata.
Definisco cavallo quell'accesso all'infinito, e cavalcata il momento in cui incontro le schiere innumerevoli dei mongoli, dei tartari, dei saraceni, dei pellerossa o di altri fratelli di galoppo che hanno vissuto solo per essere cavalieri, cioè per essere.
Definisco cavalcatura lo spirito che scalcia con quattro ferri, e io so che la mia bicicletta ha quattro ferri, e scalcia ed è un cavallo.
Definisco cavalierie colui che il suo cavallo ha sottratto all'insabbiamento, colui che il suo cavallo ha reso alla libertà che fischia nelle orecchie.
Ecco perché nessun cavallo ha mai meritato il nome di cavallo quanto il mio.
Se Elena non fosse stata cieca, avrebbe visto che quella bicicletta era un cavallo e mi avrebbe amato. p.43

Era ovvio che gli adulti erano lì per i bambini. I genitori e i loro complici erano su questa terra affinchè i loro rampolli non avessero a preoccuparsi di questioni sussidiarie come il vitto e l'alloggio, affinché potessero assumere pienamente il loro ruolo essenziale, essere bambini, vale a dire essere. p.53

Più astratto che assurdo: nel mio foro interiore ero convinta che non sarei mai diventata adulta. Il tempo durava troppo tempo perché mi potesse succedere quella cosa. Avevo sette anni: quegli ottantaquattro mesi mi erano sembrati interminabili. La mia vita era così lunga! La sola idea di poter vivere altrettanti anni mi dava le vertigini. Ancora sette anni! No. Sarebbe stato troppo. p.53

Non si conosce la tristezza del mondo se non si sono viste le campagne che circondano Pechino. È difficile concepire come l'Impero più prestigioso della Storia si sia potuto fondare su un atale miseria.
Il deserto è una bella cosa. Ma un deserto travestito da campagna è uno spettacolo penoso. Anche le coltivazioni più piccole avevavo l'aria consunta. p.60-61

La neve, prima carta della Storia, su cui furono scritte tante tracce di passi, tanti inseguimenti spietati, la neve che fu dunque il primo genere letterario, immenso libro raso terra dove si parlava solo di piste di caccia e dell'itinerario del nemico, sorta di epopea geografica che dava al minimo segno il peso di un enigma - quel piede era di un fratello o di chi aveva ucciso quel fratello?
Di questo libro chilometrico e incompiuto, che potrebbe intitolarsi Il più vasto libro del mondo, non c'è rimasto un solo frammento - il contrario della biblioteca di Alessandria: tutti i testi si sono sciolti. Ma in noi deve essere rimasta una reminescenza remota, una sorta di angoscia della pagina bianca che mette una voglia terribile di calcare gli spazi ancora vergini, e istinto di esegeta appena si incrocia una traccia altrui. p.98

Cos'è un fiore? Un sesso gigante che si è messo in ghingheri.
Questa è una verità risaputa; il che non ci impedisce, scemi come siamo, di parlare leziosamente della delicatezza dei fiori. p.99

la copertina








lunedì 20 aprile 2009

Attentato

Consigliato dalla Congregazione dell'indiceAmélie Nothomb, Attentato (Attentat, 1997), "Amazzoni", 8, Voland, Roma, 1999, traduzione dal francese di Biancamaria Bruno, 116 pagine.

Copertina dell'edizione italiana, Voland, disegno di Enrica De Natale, 1999



Copertina dell'Edizione Albin Michel, 1997