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domenica 10 gennaio 2016

domenica 27 settembre 2015

giovedì 21 agosto 2014

I disorientati

Graffito, di Yazan Halwani, raffigurante Fairuz in una strada di Beirut.


Amin Maalouf, I disorientati (Les désorientés, 2012) "Romanzo Bompiani", Bompiani, Milano, 2013, traduzione dal francese di Fabrizio Ascari, 359 pagine.

Recensione del romanzo di Mohammed Aïssaoui apparsa su Le Figaro e tradotta da Internazionale.

Porto nel mio nome l’umanità nascente, ma appartengo a un’umanità che si sta spegnendo...

A lungo termine, tutti i figli di Adamo ed Eva sono creature allo sbaraglio.

È meglio sbagliarsi nella speranza che avere ragione nella disperazione.

L’essenziale, per gli amanti, è saper serbare il ricordo della loro relazione come se si trattasse di un viaggio fatto insieme.

Ogni uomo ha il diritto di partire, è il suo paese che deve persuaderlo a restare...

Coloro che incitano alla rivoluzione dovrebbero dimostrare in anticipo che la società che instaureranno sarà più libera, più giusta e meno corrotta di quella che già esiste.

Mi è dispiaciuto anche di aver parlato così disinvoltamente dei miei amori. Tanto è nobile parlare d’amore, quanto è volgare raccontare i propri amori.

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sabato 30 novembre 2013

La cavalcata dei morti


Fred Vargas, La cavalcata dei morti (L'Armée furieuse, 2011),  "I casi del commissario Adamsberg. Super ET", 7, Einaudi, Torino, traduzione dal francese di Margherita Botto, 2013, 423 pagine.

C'era una scia di bricioline di pane che dalla cucina arrivava in camera da letto, fin sulle lenzuola pulite tra cui riposava la vecchia, morta e a bocca spalancata. p. 3

- Uno sa sempre qual è la sua decisione prima ancora di averla presa. In realtà, lo sa fin dall'inizio. Ecco perché i consigli non servono a niente. p. 14

Un'ora dopo decollava di nuovo, seguito dal duplice sguardo pensoso e vuoto di Adamsberg e di suo figlio. p. 422

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sabato 23 novembre 2013

La domenica della vita

La statua di François-Jean Lefebvre de La Barre a Montmartre, Parigi. La statua è stata eretta nel 2001 in sostituzione dell'originale, originariamente collocata nel 1926 e  rifusa per fini bellici nel 1943.

Raymond Quenau, La domenica della vita (Le dimanche de la vie, 1952), "Letture Einaudi", 18, traduzione dal francese di Giuseppe Guglielmi, postfazione di Giovanni Magrini, Einaudi, Torino, 2009, 217 pagine.

Siccome i personaggi questo romanzo sono reali, ogni rassomiglianza con figure immaginarie verrebbe ad essere fortuita.

Non poteva immaginarselo che ogni volta che passava davanti alla sua bottega, lei lo guardava, la negoziante, il soldato Brû. p. 3

- Se te lo chiedono, imbecille, risponderai, cretino, che non ne sai niente, idiota. p. 33

Una volta accettato il principio, fissarono poi la durata: quindici giorni parve loro sufficiente. Ci si stracca di troppa intimità e, alla lunga, ci si stanca della cantatina, unicamente per la cantatina: due settimane, giusto quel che ci vuole per gustare senza disgustarsi. pp. 41-42

Non credeva ai preti, né alle loro storie. Gli riconosceva soltanto un certo gusto per l'architettura e, forse anche, per la musica. p. 173

Julia si strafocò dal ridere: era per metterci la mano sulle chiappe. p. 198

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lunedì 3 giugno 2013

Il barone e il guardiacaccia

Jean Sorieul, La bataille du Mans, 1793 (1852)

François  Vallejo, Il barone e il guardiacaccia (Ouest, 2006), "Il contesto", 20, Sellerio,  Palermo, 2008, traduzione dal francese di Maria Nicola, 246 pagine.
È difficile credere che da due immagini, così come fa due persone, possano incontrarsi e dar luogo a una strana miscela, forse persino a un'esplosione. p. 9

Lambert ha già un programma da archeologo. p. 159

Lambert non la aiuta, è scivolato in un interstizio del tempo, tiene fra le dita quella foto in bianco e nero. Sa che è diventato un altro uomo. p. 245

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giovedì 30 maggio 2013

Prima di morire addio


Fred Vargas, Prima di morire addio (Ceux qui vont mourir te saluent, 1994), "NumeriPrimi°", Einaudi, Torino, 2011, traduzione dal francese di Margherita Botto, 196 pagine.

I due ragazzi ammazzavano il tempo alla stazione Termini di Roma. p. 3

Le braccia dell'italiano erano magre o brutte, eppure le scopriva. Valence non si vergognava delle proprie braccia, ma non per questo le avrebbe messe in mostra. Se lo avesse fatto, avrebbe avuto la sensazione di indebolirsi, di offrire ai suoi interlocutori un terreno d'intesa animale che temeva più di qualsiasi cosa al mondo. Finché non fai vedere di avere delle braccia, nessuno può essere davvero sicuro che le hai, ed è il modo migliore di tenere la gente a distanza. p. 68

- In sua assenza, - disse senza voltarsi, - saprò reggere l'Impero. p. 196

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martedì 5 febbraio 2013

Storia di un corpo


Daniel Pennac, Storia di un corpo (Journal d'un corps, 2012), "Narratori", Feltrinelli, Milano, 2012, traduzione dal francese di Yasmina Melaouah, 341 pagine.

La mia amica Lison - la mia vecchia, cara, insostituibile, esasperante amica Lison - è maestra nel fare regali imbarazzanti, la scultura incompiuta che occupa due terzi della mia camera da letto, per esempio, o le tele che lascia asciugare per mesi nel mio corridoio w nella mia sala da pranzo con la scusa con la scusa che il suo atelier è diventato troppo piccolo. p.7

Ho ripreso a studiare per il concorso. Ho ritrovato immediatamente tutte le sensazioni fisiche del lavoro intellettuale. p. 103

Corichiamoci sulla terra e dormiamo. p. 103

Forse, dice lei, con quel falso pudore delle ragazze che, dopo aver confessato l'essenziale, credono di poter custodire il segreto, lesinando sui particolari. p. 116

Una volta di più mi rendo conto che il rutto di un altro, tramite il quale ho accesso diretto alla ferementazione del suo stomaco, mi disturba molto più dei suoi peti, il cui odore mi sembra meno intimo, più universale. p. 135

Diventare padre significa diventare monco. Da un mese a questa parte ho solo un braccio, l'altro regge Bruno. Monco dall'oggi al domani. Ci si fa l'abitudine. p. 135

La mia prima reazione di fronte a un neonato - è già successo alla nascita di Bruno - non è tanto giocare al puzzle delle somiglianze quanto cercare su quel viso recentissimo i segni di un temperamento. p. 138

Lacuna della lingua francese: ero monco quando tenevo in braccio Bruno, monco resto quando tengo in bracio Bruno e Lison. Che tu abbia perso un braccio o tutti e due, hai a disposizione una sola parola: monco. I guerci e i ciechi sono trattati meglio. p. 138

Quando l'allarme è passato, ce ne torniamo al pascolo con arie da predatori. p. 196

Signori e signori, moriamo perché abbiamo un corpo, ed è ogni volta l'estinzione di una cultura. p. 257

Mi sento come una moneta che finisce di ruotare su se stessa. p. 332

Adesso, mio piccolo Dodo, è ora di morire. Non aver paura, ti faccio vedere io come si fa. p.333

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martedì 15 gennaio 2013

Quelli dalle mezze maniche


Georges Courteline, Quelli dalle mezze maniche (Messieurs les ronds-de-cuir), "gum", Mursia, Milano, 1991, traduzione dal francese di Teobaldo del Tanaro, 119 pagine.

All'angolo del boulevard Saint-Germain e della rue de Solférino, un reggimento di corazzieri, che ritornava al passo dalla Scuola Militare, costrinse Lahrier a fermarsi. p. 19

«Me ne infischio. Tanto il funerale era a spese dell'Amministrazione. Metterò in conto due vetture in più». p. 119

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domenica 12 febbraio 2012

Un luogo incerto


Fred Vargas, Un luogo incerto (Un lieu incertain, 2008), "SuperEt", Einaudi, Torino, 2009, traduzione dal francese di Margherita Botto, 392 pagine.


Adamsberg non era un uomo emotivo, sfiorava i sentimenti con cautela, come i rondoni toccano le finestre aperte accarezzandole con l’ala, evitando di precipitarsi dentro, tanto è difficile, poi, la strada per uscire. Aveva trovato spesso degli uccelli morti nelle case del villaggio, imprudenti e curiosi visitatori incapaci di ritrovare l’apertura da cui erano entrati. Adamsberg riteneva che, in fatto di amore, l’uomo non è più furbo di un uccello. E in qualunque altro campo gli uccelli lo sono molto di più. Come le farfalle che non entravano nel mulino. p. 321

— Pessima iniziativa.
— Plog, — mormorò Adamsberg.
— Cosa intendi con “plog”?

— È una parola di Vladislav, il cui senso varia a seconda del contesto. Può significare “certo”, “esatto”, “d’accordo”, “capito”, “trovato”, o eventualmente “cavolate”. È come una goccia di verità che cade. p. 324

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venerdì 30 dicembre 2011

Un rude inverno






Raymond Queneau, Un rude inverno (Un rude hiver, 1939), "Letture Einaudi", Einaudi, Torino, 2009, traduzione dal francese di Paola Gallo, prefazione di Stefano Bartezzaghi, 127 pagine.



La sua memoria era lastricata di lapidi come quella di un romantico, ma lui, da funzionario coscienzioso, estirpava con cura le erbacce lungo i viali e coltivava con ardore le poche aiuole in fiore che malgrado i tanti inverni non eran punto appassite. p.9

Lehameau chiuse gli occhi per contemplare coraggiosamente il grande vuoto tutto nero che si era scavato dentro di lui. p.11

- Tempo di febbraio. Se non cade la neve d'inverno quando dovrebbe cadere? Sempre meglio che nevichi dìinverno piuttosto che d'estate, non trova?
- Indubitabilmente. Ecco come bisogna prendere la vita. In effetti. Ma la vita, Bernard, la vita degli uomini, non è come il tempo. Da un certo momento in poi non smette più di nevicare. p.125

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venerdì 22 aprile 2011

Nei boschi eterni





Fred Vargas, Nei boschi eterni (Dans le bois éternels, 2006), "Super ET", Einaudi, Torino, 2007, traduzione dal francese di Margherita Botto, 386 pagine.


- Se solo il mondo assomigliasse ai sogni delle vecchie mamme. p.65

Camille aveva lasciato accesa la lampada, domandandosi se compiere l'inevitabile fosse un errore o un'idea giusta. In amore è meglio rimpiangere ciò che si è fatto piuttosto che rimpiangere ciò chenon si è fatto. Solo i bizantini, con i loro proverbi, possono a volte offrire una risposta quasi perfetta ai problemi della vita. p.130

- Ma resta sempre una storia. E le storie sono scritte per impedire che accadano nella vita. p. 176

La vittoria arride solo all'uomo che sonnecchia. p. 276

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venerdì 31 dicembre 2010

Il cercatore d'oro





Jean-Marie Gustave Le Clézio, Il cercatore d'oro (Le chercheur d'or, 1970), «Scrittori contemporanei», BUR, Rizzoli, Milano, traduzione dal francese di Daniella Selvatico Estense, 2009, 359 pagine.


Qui il rumore del mare è bello come una musica. Il vento avvicina le onde che vanno a spezzarsi sulla barriera, molto lontano, e sento ogni vibrazione nelle rocce, e corrente nel cielo. p.13

Non esiste più niente, né passa. C'è solo questo, che sento, che vedo, il cielo azzurrissimo, il rumore del mare che lotta contro gli scogli, e l'acqua fredda che scorre intorno alla pelle. p.14

Tutto quello che provo, tutto quello che vedo allora mi sembra eterno. p.20

Aspettiamo, senza sapere che cosa ci sia da aspettare. p.70

Sulla terraferma il cielo è mangiato dagli alberi, dalle colline, appannato da quella foschia impalpabile come un respiro che sale dai ruscelli, dai campi d'erba, dalle bocche dei pozzi. Il cielo è lontano, lo si vede come attraversouna finestra. Ma qui, in mezzo al mare, non ci sono confini alla notte. p.127

Non c'è niente tra me e il cielo. Mi sdraio sul ponte, la testa contro il boccaporto chiuso, e guardo le stelle con tutte le forze, come se le vedessi per la prima volta. p.127

I bei giorni sono arrivati, le notti sono più belle, con un cielo profondo pieno di stelle. p.275

Ma la montagna è vuota. Nessuna traccia umana, non un ramo spezzato, non uno struscio sulla terra riarsa. Soltanto, ma raro, il cammino di un millepiedi in mezzo a due pietre. p.313

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giovedì 7 ottobre 2010

Sotto i venti di nettuno





Fred Vargas, Sotto i venti di Nettuno (Sous les ventes de Neptune, 2004)"Stile libero noir", Einaudi, Torino, traduzione dal francese di Yasmina Melaouah, 448 pagine.


"Mentirsi a sé è un conto, ma mentire agli sbirri tante volte è una necessità. Non è il caso di andarci di mezzo per una questione di onore. L'onore riguarda solo se stessi e non la madama". p.103

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