giovedì 22 aprile 2010

Altri giorni, altri alberi



Paolo Caredda, Altri giorni, altri alberi, ISBN, Milano, 2009, illustrazioni di Alvise Renzini, 204 pagine.


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mercoledì 21 aprile 2010

Ritorno a Pompei




Un'affresco raffigurante il Vesuvio qualche anno prima dell'eruzione, Pompei.


Amélie Nothomb, Ritorno a Pompei (Peplum, 1996) "Amazzoni", Voland, Roma, 1999, a cura di Biancamaria Bruno, 125 pagine.


- Lei è archeologo?
- Non ci sono più archeologi. p.13

Il che dimostra che il Bello e il Bene sono retti da legge opposte: più si parla del Bello, più diventa Bello; più si parla del Bene, meno esso lo è. Insomma, un individuo responsabile che si voti alla causa del Bene fa un cattivo investimento. pp. 33-34

Lei parlava di archeologi, poco fa: che principianti! Buoni solo a scavare buche in terra e a piantare picchetti. E sono pure laureati!
- Sa bene che non era affatto così semplice.
- Certo, tanto poco semplice che erano quasi sempre incapaci di individuare da soli i luoghi in cui scavare. Il più delle volte non facevano altro che precipitarsi là dove operai della metropolitana o contadini che aravano un campo avevano per caso rinvenuto un oggetto strano. Il dilettantismo per eccelenza. p. 103

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martedì 20 aprile 2010

Il libro nero

Orhan Pamuk, Il libro nero (Kara Kitap, 1990) "Narrativa", Frassinelli, 1996, traduzione dal turco di Mario Biondi, 492 pagine.



"A mano a mano che il giardino della memoria si inaridisce, [...] si accudiscono con passione estrema gli ultimi alberi e le ultime rose rimasti. Per non farli avvizzire, li bagno e li curo tutto il giorno. Ricordo, ricordo, in modo da non dimenticare." p. 24

[...] la sera di un lungo giorno, un uomo lasciato solo nella sua poltrona ad essere se stesso è come un viaggiatore che torna a casa dopo un viaggio lungo e avventuroso. p.201

Il buio si stava dissolvendo a poco a poco, ma la città sembrava voler trattenere la notte ancora a lungo, come la faccia buia di un pianeta remoto. p.217

Viviamo una vita limitata, vediamo pochissimo e non sappiamo quasi niente; quindi, se non altro, sogniamo un po'. p.230

[...] chi non ha scoperto il modo di essere se stesso è condannato alla schiavitù; le razze alla degenerazione, le nazioni alla scomparsa, al nulla. Sì, al nulla. p.448

L'aspetto più orribile di tale tipo di intimità, secondo lui, era che anche una donna ordinaria, priva di attributi particolari, può, senza che ce ne accorgiamo, invadere una parte notevole dei nostri pensieri. p.460

Oggi di Rüya mi rimane solo questo testo, queste pagine oscure, buie, nere come la pece. p.491


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lunedì 22 marzo 2010

Regno a venire




J. G. Ballard, Regno a venire (Kingdom Come, 2006) "Universale Economica", 2124, Feltrinelli, Milano, 2009, traduzione dall'inglese di Federica Aceto, 293 pagine.




Ero fermo al semaforo in attesa del verde, un'eternità compressa in pochi secondi. Come ottuse divinità, i segnali stradali esercitavano la loro autorità su incroci deserti. p.11

Quella non era giornata di multe per divieto di sosta, il peccato capitale preferito dagli abitanti dei quartieri residenziali, insieme all'emissione di assegni a vuoto e l'uso di carte di credito scoperete. Parcheggiare in seconda fila come l'adulterio e l'alcoolismo, era parte del collante sociale che manteneva in vita quei quartieri lussuosi. p.96

Ma è proprio qui, attorno alla M25, che c'è la vita vera. Questa è l'Inghilterra di oggi. Il consumismo detta legge, e la gente muore di noia. Ha i nervi a fior di pelle, non vede l'ora che succeda qualcosa di enorme e d'insolito. p.109

Enormi sistemi di delirio collettivo che hanno portato all'uccisione di milioni di persone, lanciato crociate e fondato imperi. Una grande religione è sempre sinonimo di pericolo. Oggi la gente vuole credere a tutti i costi, ma riesce a trovare Dio soltanto attraverso la psicopatologia. Basta guardare le aree più devote del mondo: Il Medio Oriente, gli Stati Uniti. Stiamo parlando di società malate che possono solo peggiorare. La gente è pericolosissima quando non le rimane nient'altro in cui credere oltre a Dio. p.113

Un giorno ci sarebbe stato un altro Metro-Centre e un altro sogno folle e disperato. Ci sarebbero state altre marce e un altro presentatore della tv via cavo a battere il tempo. E a un certo punto, a meno che le persone sane di mente non si fossero svegliate e organizzate in qualche modo, sarebbe nata una nuova repubblica, ancora più fiera della precedente, che avrebbe aperto le porte e girato i tornelli del suo paradiso fin troppo luminoso. p.293

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domenica 7 marzo 2010

La cittadina dove il tempo si è fermato



Il vecchio stabilimento di produzione della birra Postriziny a Nymburk.

Bohumil Hrabal, La cittadina dove il tempo si è fermato (Mĕstečko, kde se zastavil čas, 1978) "Tascabili", 67, edizioni e/o, Roma, 1994, traduzione dal ceco e postfazione di Annalisa Cosentino, 179 pagine.



... ma io sapevo che il Signore non ama la verità, ama i pazzi e la gente esaltata, come mio zio Pepin, che al Signore piace la menzogna ripetuta con fede, preferisce anzi una bugia esaltata alla secca verità ... p.27

... e aprì la porta e puntando il dito mi cacciò dal suo paradiso e io mi ritrovai nella notta stellata, le stelle sguainate come pugnali d'argento tremolanti mi minacciavano taglienti nel cielo freddo ... p.32

E sta bene, si disse papà, ogni cosa torna al suo principio, ora vedo che il tempo si è fermato per davvero e il tempo nuovo è davvero ricominciato, ma io ho solo la chiave dei vecchi tempi e l'accesso ai nuovi mi è negato, e il tempo nuovo ormai non posso viverlo, perché appartengo al tempo vecchio, che è morto. p.160
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domenica 28 febbraio 2010

Stardust



Il mercato delle fate di Wall, illustrazione di Charles Vess

Neil Gaiman, Stardust (Stardust, 1999), "Oscar bestsellers", 1569, Mondadori, Milano, 2004, traduzione dall'inglese di Maurizio Bartocci, 248 pagine.


Pochi di noi hanno visto le stelle nel modo in cui le vedevano a quei tempi - le nostre città sono troppo illuminate di notte. Dal villaggio di Wall le stelle erano come una discesa di mondi o di idee, innumerevoli come gli alberi di una foresta o le foglie di un albero. p.48

Inevitabilmente trattenuti dal mondo.
Arriveremo quando ci vedrai.
p.244

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Illustrazione di Charles Vess



Il combattimento tra leone e unicorno, illustrazione di Charles Vess



Il villaggio di Wall, illustrazione di Charles Vess



la locandina del film





Il trailer del film




Bibliografia

* 1985, Ghastly beyond belief (Scritto con Kim Newman)
* 1988, Don't Panic: The Official Hitchhiker's Guide to the Galaxy Companion
* 1990, Buona Apocalisse a tutti! (Good Omens: The Nice and Accurate Prophecies of Agnes Nutter, Witch. scritto con Terry Pratchett)
* 1993, Angles and Visitations (racconti)
* 1996, Nessun dove (Neverwhere)
* 1997, Il giorno che scambiai mio padre per due pesci rossi (The day I swapped my dad for two goldfish, Illustrato da Dave McKean)
* 1997, On Cats and Dogs: Two Tales (racconti)
* 1998, Stardust (Stardust, Illustrato da Charles Vess)
* 1998, Smoke and mirrors (racconti)
* 2001, American gods (American gods, 2001)
* 2002, A walking tour of the shambles (scritto con Gene Wolfe)
* 2002, Le terre del sogno (Adventures in the Dream Trade a miscellany)
* 2002, Coraline (Coraline, Illustrato da Dave McKean )
* 2003, I lupi nei muri (The Wolves in the Walls, Libro illustrato, illustrazioni di Dave McKean)
* 2004, American Gods: The Monarch of the Glen (romanzo breve)
* 2005, I ragazzi di Anansi (Anansi boys)
* 2005, Mirrormask (Mirrormask: A Really Useful Book, Illustrato da Dave McKean)
* 2006, Fragile things (racconti)
* 2007, InterWorld (scritto con Michaels Reaves)
* 2007, Il cimitero senza lapidi e altre storie nere (M is for Magic, raccolta di racconti da Smoke and Mirrors, Fragile Things, Angels and Visitations, e due racconti inediti)
* 2007, Coraline and Other Stories (comprende Coraline e i racconti pubblicati in M is for Magic)
* 2008, Il figlio del cimitero (The Graveyard Book)
* 2008, Odd and the Frost Giants
* 2008, The Dangerous Alphabet (scritto con Gris Grimly)
* 2009, Blueberry Girl (Libro illustrato, illustrazioni di Charles Vess)
* 2009, Crazy Hair (Libro illustrato, illustrazioni di Dave McKean)

venerdì 26 febbraio 2010

Il mostro degli Hawkline



Richard Brautigan, Il mostro degli Hawkline. Un western gotico (The Hawkline Monster, 1974) ISBN, Milano, 2008, traduzione dall'inglese e cura di Enrico Monti, 204 pagine.

Greer e Cameron avevano un po' l'aria di quelli che sono sempre in grado di gestire ogni situazione con un minimo dispendio di forze e massimi risultati. Non avevavno l'aria da duri o cattivi. Sembravano piuttosto un tranquillo distillato di queste due qualità. p.11

La Central County è una grande contea rurale con comntagne a nord e a sud e un'immensa solitudine in mezzo. Le montagne erano piene di alberi e torrenti.
La solitudine si chiamava Dead Hills.
Le colline morte si estandevano per una cinquantina di chilometri. Erano migliaia di collinette: gialle e vuote in estate, con un sacco di cespugli di ginepro nelle valli e un po' di abeti qua e là, che si comportavano come pecorelle smarrite scappate dalle montagne e finite nelle Dead Hills e, una volta lì, incapaci di ritrovare la strada del ritorno.
... poveri alberi... p.23

"In questo hai ragione" disse Cameron. "Non è certo il solito tran tran. Cioè, non mi è mai capitato di scopare con un maggiordomo morto stecchito al piano di sotto".
"Non posso crederci" disse Miss Hawkline.
"È morto" disse Cameron. "Avete un maggiordomo morto in corridoio". p.112

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giovedì 25 febbraio 2010

Épépé




Ferenc Karinthy, Épépé (Epepe, 1998), "Intrecci, Voland, Roma, 2001, traduzione dall'ungherese di Agi Berta, 219 pagine.



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martedì 23 febbraio 2010

Il mondo conosciuto



The Old Plantation, Anonimo, 1790-1800, Abby Aldrich Rockefeller Folk Art Center, Williamsburg, Virginia

Edward P. Jones, Il mondo conosciuto (The Known World, 2003) "Tascabili, Best Seller", Bompiani, Milano, 2007, traduzione dall'inglese di Andrea Silvestri, 505 pagine.



Mildred si alzò. "Henry, perché?" disse. "Perché l'hai fatto?" Ritornò con la memoria al passato, al giorno in cui lei e suo marito gli avevavo spiegato tutto quello che doveva fare e tutto quello che non doveva fare. Non andare nel bosco senza dirlo a me o a tuo padre. Non mettere piede fuori di casa senza i certificati di libertà, non andare neanche fino al pozzo o al gabinetto. Di' le tue preghiere tutte le sere prima di andare a letto.
"Fare cosa, mamma? Cosa c'è che non va?"
Raccogli i mirtilli più vicini alla terra, figlio: sono i più dolci. Se un bianco ti dice che gli alberi parlano e ballano, tu di' che gliel'hai visto fare un sacco di volte: dagli sempre ragione. Non guardare quella gente negli occhi. Se vedi una donna bianca a cavallo che viene verso di te, vattene dalla strada e nasconditi dietro un albero: quanto più è brutta la donna, tanto più lontano devi andare, e tanto è più grosso dev'essere il tronco. Dopo aver spiegato tutto ciò al figlio aveva aggiunto: "Non sarai il padrone di un altro uomo, poichè un tempo anche tu hai avuto un padrone. Non tornare in Egitto dopo che Dio ti ha condotto fuori da lì."
"Non capisci cosa c'è di sbagliato, Henry?" chiese Augustus.
"Nessuno mi ha mai detto che era sbagliato."
"Che bisogno c'era che qualcuno te lo dicesse, figliolo?" disse Augustus. "Non hai gli occhi per vederlo da solo, anche senza che te lo si debba dire?" p.185

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domenica 21 febbraio 2010

L'uomo a rovescio



Cranio di canis lupus lycaon da Digimorph

Fred Vargas, L'uomo a rovescio (L'homme à l'envers, 1999) "Stile libero. Noir", Einaudi, Torino, 2008, traduzione dal francese di Yasmina Melaouah, 328 pagine.



Come tizzoni, ragazzo mio, sono come tizzoni, gli occhi del lupo, di notte. p.12

Lawrence non avrebbe mai immaginato di poter tremare per una ragazza così bruna, con i capelli dritti e neri, tagliati sulla nuca, somigliante a Cleopatra. In fin dei conti, pensava, la vecchia Cleopatra era morta da duemila anni eppure rimaneva ancora l'archetipo delle fiere ragazze brune con il naso dritto, il collo delicato, l'incarnato puro. Sì, bella tosta, la vecchia Cleopatra. p.14

Era un catalogo molto ricco, con inserti su. l'aria compressa, la saldatura, i ponteggi, il sollevamento e un sacco di allettanti rubriche del genere. Camille leggeva tutto, comprese le tavole più dettagliate quali Decespugliatore endotermico a due tempi - Asta di trasmissione fissa, antivibrazioni ed ergonomica - Accensione elettronica - Peso 5,6 k. Informazioni come queste, che i quei cataloghi abbondavano, le procuravano un vivo piacere intellettuale - capire l'oggetto, il suo congegno, la sua efficacia - oltre un'intensa soddisfazione lirica. A ciò si aggiungeva il sogno latente di risollevare tutti i problemi planetari con il Tornio combinato con fresa o la Chiave mandrino universale. Il catalogo era la speranza di contrastare tutti i casini della vita con la forza abbinata dell'astuzia. Speranza fallace, certo, ma comunque speranza. Sicché Camille attingeva la propria energia vitale a due fonti: la composizione musicale e il Catalogo dell'utensileria professionale. Dieci anni prima aveva fatto conto anche sull'amore, ma da allora aveva ridimensionato parecchio la vecchia solfa logoa dell'amore. L'amore ti mette le ali per segarti le gambe, perciò alla fine si rivela un bidone. Mentre per esempio un Cric idraulico10 tonnellate non era affatto un bidone.
Volendo semplificare, con l'amore se non ami uno, quello rimane, e se lo ami, se ne va. Un sistema semplice, privo di sorprese, che genera immancabilmente una gran noia o una catastofe. Il tutto per venti giorni di incantesimo, no, è proprio un bidone. L'amore che dura, l'amore che fonda, l'amore che fortifica, nobilita, santifica, purifica e ripara, insomma tutto quello che uno immagina dell'amore prima di averlo provato davvero, è una baggianata. p.53

Il commissario Adamsberg amava la solitudine in cui lasciar andare i pensieri alla deriva, verso il largo, ma amava anche le perosne, il moto delle persone, e si nutriva come una zanzara della loro presenza intorno a lui. p.85

Così Adamsberg cercava le idee: le aspettava, semplicemente. Quando una di esse veniva a galla sotto i suoi occhi, come un pesce morto che compariva a fior d'acqua, la raccoglieva e la esaminava, per vedere se aveva bisogno di quel articolo in quel momento, per vedere se presentava un qualche interesse. p.85

Adamsberg usava così il suo cervello, come un vasto mare fecondo nel quale hai riposto la tua fiducia ma che hai da tempo rinunciato ad assoggettare. p.86

Quando la poesia compare inaspettatamente nella vita, siamo stupiti, siamo incantati, ma poco dopo ci rendiamo conto che siamo stati presi per i fondelli che era un pacco, una fregatura. p.88

- Certe cose si impelagano per un sacco di pessimi motivi e non le puoi disimpelagare, nemmeno per un sacco di buoni motivi. p.135

- Interlock? Si chiama così? - domandò lei.
- L'ho preso a caso dal dizionario quando è nato, - spiegò Soliman. Interlock. Nome maschile. Macchina da maglieria. Indumento intimo tessuto con quella macchina. p.146

- Agli albori del mondo, - cominciò Soliman, - l'uomo aveva tre occhi.
-Oh minchia, - disse il Guarda - Non ci sfinire con le tue storie. Stai buono.
- Vedeva tutto, - continuò Soliman, imperturbabile. - Vedeva molto lontano, molto nitidiamente, vedeva la notte, e vedeva i colori che sono al di sotto del rosso e al di sopra del viola. Ma non vedeva nella mente della propria donna, e ciò rendva l'uomo assai malinconico e talora lo faceva ammattire. Perciò l'uomo andò a supplicare il dio della palude. Questi lo mise in guardia, ma l'uomo tanto lo supplicò che il dio, sfinito, accossentì al suo desiderio. Da quel giorno l'uomo ebbe solo due occhi e vide nella mante della propria donna. E cioò che vi scoprì lo stupì a tal punto che egli non vide più chiaro nel resto dell'universo. Per questo, oggi, gli uomini vedono male.
Camille si voltò verso Soliman, un po' sconcertata.
- Le inventa, - disse il Guarda in tono ostile e stanco.
- Inventa le sue maledette storie africane per spiegare il mondo. E non spiegano un bel niente.
- Va' a sapere, - disse Camille.
- Un bel niente, - ripete il Guarda. - Anzi, lo complicano. p.171

Provava diffidenza nei confronti di quel aggeggio, inadatto a comunicare qualunque situazione un po' delicata. Il telefono era pensato per la conversazione all'ingrosso e al mezzo grosso, di sicuro non per il dettaglio. p.202

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