venerdì 21 agosto 2009

La bastarda di Istanbul





Ricetta dell'Ashure

Ingredienti:
1/2 tazza di ceci
1 tazza di grano
1 tazza di riso
1 tazza e 1/2 di zucchero
1/2 tazza di nocciole tostate
1/2 tazza di pistacchi
1/2 tazza di pinoli
1 cucchiaino di vaniglia
1/3 tazza di uvette
1/3 tazza di fichi secchi
1/3 tazza di albicocche secche
1/2 tazza di scorze d'arancia
2 cucchiaini di acqua di rose

Decorazione:
2 cucchiaini di cannella
1/2 tazza di mandorle sbiancate e affettate
1/2 tazza di semi di melagrana

Preparazione:
La maggior parte degli ingredienti va messa in bagno il giorno precedente, come segue:
Lavare accuratamente ceci, grano e riso e poi lasciarli a mollo tutta la notte in ciotole separate. Immergere fichi, albicocche e scorze d'arancia in acqua calda per mezz'ora, poi scolare tenendo da parte l'acqua di ammollo; tagliare tutto a pezzi, mescolare con l'uvetta e tenere da parte.

Cottura:
Coprire i ceci con circa quattro litri di acqua fredda. Portare a ebolizzione e cuocere a fuoco medio per circa un'ora. Intanto portare ad ebollizione 75 cl, d'acqua e cuocere riso e grano a fuoco basso per un'ora continuando a mescolare, fino a quando la miscela è morbida.
Aggiungere l'acqua d'ammollo della frutta secca, lo zucchero, le nocciole spezzate, i pistacchi e i pinoli nella pentola, e far bollire tutto a fuoco medio mescolando di continuo , per 30 minuti o più. La miscela deve addensarsi leggermente fino alla consistenza di una zuppa sepssa. Aggiungere la vaniglia, l'uvetta, i fichi, le albococche e le scroze d'arancia, e cuocere per altri venti minuti , continuando a mescolare. Spegnere il fuoco e aggiungere l'acqua di rose. Lasciar raffreddare l'ashure a temperatura ambiente per un'ora o più. Spolverare con la cannella e guarnire con fettine di mandorla e semi di melagrana. p.299


Elif Shafak, La bastarda di Istanbul (The Bastard of Istanbul, 2007), "BUR Narrativa", Rizzoli, Milano, 2007, traduzione dall'inglese di Laura Prandino, 388 pagine.


"Mandarinista.. ehi, mandarinista... quanto li fai al chilo?" urlò una donna dalla finestra spalancata all'ultimo piano del palazzo di fronte. La nonchalance con cui gli abitanti della città inventavano nomi improbabili per i lavori più comuni non mancava mai di divertirla. Bastava aggiungere un -ista o un -aio, ed ecco che il dinamico elenco delle professioni cittadine si allungava. p.24

... perchè l'amore ama la forza. Ecco perché possiamo innamorarci di qualcuno fino a morirne, ma raramente amiamo fino a morirne chi si inn amora di noi. p.89

"Svegliati, amico mio, non esiste più nessun "insieme". Quando la melagrana si rompe e i semi si spargono in tutte le direzioni, non puoi più rimetterli insieme". p.257

Istanbul è un libro aperto con scarabocchiati dieci milioni di storie. Istanbul si sta risvegliando dal suo sonno agitato, pronta per il caos della giornata. Da questo momento in poi ci sono troppe preghiere da esaudire, troppe bestemmie di cui prendere nota, e troppi peccatori, per non parlare poi degli inoocenti, da osservare.
A Istanbul è ormai mattina. p.267

**Playlist**

01. Like a Virgin, Madonna (Like a Virgin - 1984) 3:38
02. Primitive Love, Miami Sound Machine (Primitive Love - 1985) 4:42
03. Why Me, Lord?, Johnny Cash (American Recordings - 1969) 2:20
04. Danza della Fata Confetto, Lo schiaccianoci, Tcajkovskij (1891-2)
05. Istanbul (Not Constantinople), They Might Be Giants (Flood - 1990) 2:34
06. Hurt, Johnny Cash (American IV: The Man Comes Around - 2002) 3:38
07. It Ain't Me, Babe, Johnny Cash (Orange Blossom Special - 1965) 3:03
08. Dirty Old Egg-Suckin' Dog, Johnny Cash (At Folsom Prison - 1968) 1:30

... teneva i finestrini abbassati e la radio sintonizzata su una stazione locale che sparava Like a Virgin di Madonna al massimo del volume. C'era uno stridente contrasto fra l'aspetto dell'uomo e i suoi gusti musicali decisamente anticonvenzionali. p.15

Rose tamburellava sul volante, accompèagnando Gloria Estefan:

No modern love for me, it's all a hustle
What's done is done, now is my turn to have fun... p.56
[...]
Primitive love, I want what it used to be.
In un batter d'occhio la Cherokee 1984 azzurro oltremare era tornata al parcheggio del Fry's Supermarket.
I don't have to think, right now you've got me at the brink
This is good-bye for all the times i cried...
p.60

Fischiettò il motivo di una canzone di Johnny Cash che le tornava in mente ogni volta che vedeva sua zia: Why my Lord, what have I ever done.. p.84

Ma anche prima che Barsam Tchakhmakhchian potesse aprire bocca, il cellulare di Armanoush attaccò con la suoneria, un classico di Cajkovskij, la Danza della Fata Confetto. p.119

Il website si apriva con il familiare motivetto di Istanbule was Constantinople / Now it's Istanbul, not Costantinople... p.129

Trotterellò fino al lettore CD e lo accese, capitando su uno dei pezzi preferiti da Asya: la cover di Hurt. Ondeggiando al ritmo delle note iniziali della canzone tornò sui suoi passi, con gli ochhi che le brillavano: I hurt myself today / To see if I still feel.. p.162

Asya si interruppe per porgere i suoi rispetti alla canzone che era appena iniziata, It Ain't Me, Babe. Fischiettò la melodia e mimò le parole, prima di riprendere il discorso. p.167

Porse ad Armanoush uno degli auricolari. Lei accettò con cautela e chiese: "Come si intitola la canzone ?".
"Dirty Old Egg-Suckin' Dog."
"Non la conosco."
"Già" disse gravemente Asya. "Ecoola che comincia. Ascolta..." p.221

la copertina















giovedì 20 agosto 2009

Cioccolato o vaniglia





Locandina del film Little Fugitive regia di "Ray Ashley", Morris Engel e Ruth Orkin, 1953


Lee Stringer, Cioccolato o vaniglia (Sleepaway School: Stories from a Boy’s Life, 2004), Nottetempo, Roma, 2007, traduzione dall'inglese di Delfina Vezzoli, Introduzione di Kurt Vonnegut, 330 pagine.


Dissi a mia madre che mi ero fatto un nuovo amico.
"E'cioccolato o vaniglia?" volle sapere.
"Cioccolato," le dissi, quando afferai il senso della domanda.
Lei sorrise e disse "Che bello". p.18

Così resto lì a guardarlo fumare, sempre più affascinato dal modo in cui maneggia la sigaretta. Non tira delle boccate. Si attacca alla sigaretta come un maniaco. Strappa dei tiri che poi butta fuori dalla bocca. Lascia che il fumo gli si arricci sopra il labbro. E lo inala attraverso il naso. "Tirata alla francese, " mi dice.
Altra bella mossa. p.257

**Playlist**

01. Hurt, Roy Hamilton (1961)
02. Our day will come, Ruby and The Romantics (1964)
03. Hey Paula, Paul & Paula (1963)
04. Up on the Roof, The Drifters (1962)
05. Spanish Harlem, Ben E. King (1961)
06. Personality, Lloyd Price (1959)
07. God Bless America, Kate Smith (1938)
08. That Lucky Old Sun, Frankie Laine (1949)
09. Please Please Please, James Brown & The Gospel Starlighters (1956)
10. Hurts So Bad, Little Athony & The Imperials (1964)
11. Rainy Night in Georgia. Brook Benton (1970)
12. Cry to Me, Betty Harris (1963)
13. Save the last dance for me, Ben E. King & The Drifters (1960)
14. Maria, West Side Story (1956)

Il disco che mette più spesso, quello che ricordo meglio, è una canzone intitolata "Hurt". La posso sentire anche adesso. Il potente acuto crescendo con cui comincia. La voce di Roy Hamilton. Altreattanto potente e acuta. Che salta fuori dalla bocca del cono. p.34

Sul palco Mrs. DeRay è di nuovo in piedi.
Suona una nota con suo diapason a fiato.
Gli alunni di quarta le rispondono a tono: "H-m-m-m-m".
"...Ca-r-e-e me b-a-a-ck to-o-o-o-ld Vir-gin-ee," cominciano a cantare sul palco. Una canzopne presa dal canzoniere che Mrts DeRay si porta sempre dietro quando viene qui con la sua autoarpa per la lezione di musica. p.73

...Our day will come.
If we just w-a-i-t-a while.
Our day will come
And we will have ev-ry-thing...
p.139

Adesso è la volta di "Hey Paula" dagli altoparlanti.
Hey Paula
I want to marry you...
Hey hey Paula,
No-one else will ever do...

Solo musica leggera, rassicurante qui dentro. Mai nient'altro. Svolazza giù dai travetti per tutto il giorno. Tutti i santi giorni. Non puoi liberartene. Dopo un settimana di questo trattamento, costantemente imbottito di medicinali, sono arrivato al punto di essere felice e contento di abbandonarmi alla sua pacchiana mercé.
I've waited so long
For school to be through...
Paula, I can't wiat no more for you.

Canticchio anch'io. Sottovoce. p.144

E gli autoparlanti diffondono l'ennesima canzonetta.
Sento i Drifters che cantano.
When this old world
starts getting you down
and people are just too much
for you to faaace...
p.155

Accende la radio e vai col Rythm&Blues per tutto il tragitto fino a casa. Marvin Gaye. Le Supremes, Ben E. King che canta:
There is a rose in Spa-nisch Har-lem
A red rose up in Spa-nish Har-lem
. p.249

Il dj alla radio dice che hai in serbo una "Vecchia Gloria" per noi. Lloyd Price. Che canta "Personality". Mr. Gomillion commenta con un sonoro Hah! L'unico suono che abbia emesso per tutto il viaggio. E spara il volume al massimo. Quando interviene il coro, ci mettiamo tutti a canticchiare. Le nostre voci stonate si uniscono all'ultimo verso, Cause you got a great big hear-ar-ar-t! Continuiamo a cantare anche dopo aver superato il cancello, su per la collina, fin davanti alla porta del villino. p.250

Continuo a sentire lo stesso ritornello che mi frulla in testa.
From the mountains...
To the prairies...
To the oceans...
White with foam...
p.276

Gli passo il microfono. Lui lo tiene davanti a sé e si schiarisce la gola. Poi, prima che me ne renda conto, sta cantando.
Up in de mor-nin'...
Out on de job..
Work like de de-vil for me pay...
But dat luky ol' sun ain't got nut-tin' to do...
But roll araoun' hea-ven all day.
p.304

Penso a quando ero sdraiato nel mio letto. Col suono del giradischi che colava giù dal soffitto. Hubert ha una catasta di 45 giri della Motown Records. E li ascolta in continuazione. James Brown nche canta "Please Please Me". Little Athony che racconta al mondo quanto soffre, in "Hurts So Bad". Brook Bentos che si lamenta per quella solitaria notte di pioggia, quella "Rainy Night in Georgia". Canti di nostalgia e struggimento. Che si affolano nella mia stanza. Trasformando il buoi di mezzanotte in una tristezza d'inchiostro. Immergendomi nella luminosità del dolore. p.306

Un giradischi marrone e fulvo gracchiava in mezzo alla stanza.
When you are all alone in your lone-ly room
And There is nothing but the smell of her per-fume
Don't you feel like cryin'?
Don't you feel like cryin'? ...

La risposta era sì. p.307

Qui la maggior parte dei ragazzi ha delle radio a transistor. Arty ne ha una piccolissima. Tanto minuscola che la tiene nel taschino della camicia, e l'ascolta con l'auricolare di notte. Una volta ogni morte di papa riesco a farmela prestare per un po', molto poco per la verità. Per il piacere proibito del rock and roll dopo che hanno spento le luci. E Cousin Brucie che chiacchera nel mio orecchio. Ma questo non si avvicina neanche lontanamente alla gioia che provo quando sento le prime scariche di elettricità statica nel mio impianto artigianale. Seguita dai Drifters. Che cantano "Save the last dance for me". Una sensazione di potenza quasi cosmica. Che mi fa credere che tutto sia possibile. Che basti solo volerlo. p.322

Per la lezione di inglese ci portano a vedere West Side Story. L'idea all'inizio non mi entusiasma perché non vado matto per i musical. Non capisco che senso abbia interrompere un racconto per mettersi a cantare una canzone. Ma con questo spettacolo è diiverso. Non c'è niente che mi infastidisca. Anzi, la musica mi rimabne impressa più della storia. Dopo, vado in giro per giorni cantando "Maria". A squarciagola mentre gironzolo nel villino. p.324

la copertina




lunedì 17 agosto 2009

Stupore e tremori

Amélie Nothomb, Stupore e tremori (Stupeur et tremblement, 2000), "Amazzoni", Voland, Roma, 2001, traduzione dal francese di Biancamaria Bruno, 120 pagine.

- Non importa. Da adesso le ordino di non capire più il giapponese.
- Impossibile. Nessuno può ubbidire a un ordine del genere.
- C'è sempre il modo di ubbidire. E i cervelli occidentali dovrebbero capirolo, una buona volta.
"Ci siamo", pensai prima di ribattere.
- Il cervello nipponico è probbailmente capace di dimenticare una lingua. Il cervello occidentale non ne ha facoltà.
Questo argomento stravagante gli parve accettabile.
- Ci provi, comunque. Faccia finta, almeno. Ho ricevuto degli ordini per quanto la riguarda. Siamo intesi? p.18

Giocavo allora a quello che chiamavo 'lanciarmi nel paesaggio'. Incollavo il naso alla finestra e mi lasciavo cadere mentalmente. La città era talmente in basso: prima di schiacciarmi al suolo, avevo tutto il tempo di guradarmi intorno. p.23

Non appartenevo alla razza dei conquistatori ma alla specie delle vacche che pascolano nel prato delle fatture aspettando il passaggio del treno della grazia. Com'era bello vivere senza orgoglio e senza intelligenza. Mi ibernavo. p.42

Curiosamente, tutto questo ha la sua logica: i sistemi più autoritari provocano, nei paesi in cui vengono applicati, allucinanti casi di devianza - e, perla stessa ragione, inducono a una relativa tolleranza rispetto alle stranezze umane più strabilianti. Non si può avere idea di cosa sia un individuo eccentrico se non si è mai incontrato un eccentrico giapponese. Avevo dormito sotto la spazzatura? Be', se ne erano visti altri. Il Giappone è un paese che conosce il significato della parola 'impazzire'. p.59

A dire la verità, se deve evitare la voluttà perché favorisce la traspirazione. Non c'è niente di più vergognoso del sudore. Se mangi a quattro palmenti un bel piatto di fettuccine, se ti abbandoni alla rabbia del sesso, se passi l'inverno a dormicchiare vicino al camino, suderai. E nessuno avrà più dubbi sulla tua volgarità.
Tra il suicidio e la traspirazione non esitare. Versare il proprio sangue è ammirevole quanto è immondo versare il proprio sudore. Se ti dai la morte, non suderai mai più e la tua angoscia sarà finita per sempre. p.66

L'onore consiste il più delle volte nell'essere iditoi. Non è meglio comportarsi da imbecilli che disonorarsi? p.78

In Giappone questo si chiama sabotaggio: uno dei crimini nipponici più gravi, tanto odioso, che si usa la parola francese, perché bisogna essere stranieri per concepire una bassezza simile. p.92

Questa constatazione mi richiamò alla mente il detto di André Maurois: "Non dire troppo male di te stesso: finiranno per crederci." .p116

la copertina







Ritorno di fiamma

Daniel Chavarría, Justo E. Vasco, Ritorno di fiamma (Contracandela, 1995) "Le Gaggie", Marco Tropea Editore, Milano, 1999, traduzione dallo spagnolo di Roberta Bovaia, 240 pagine.

Così è la vita: il furbo vive sul groppone del tonto, e il tonto su quello della cogliona di sua madre. (Non ricordava la provenienza di quel detto. Perù, Messico o Nicaragua?) p.82

Ero disposta ad affrontare il rischio, la solitudine, le privazioni, come il giovane Rimbaud, la cui precoce poesia ammiravo. I miei eroi di allora erano lui, Oscar Wilde, Gauguin, grandi uomini andati alla ricerca della propria anima. La mia prima esperienza autoconoscitiva mi rivelò che ero protetta da una corazza di razionalità e tanto distante dalla morale borghese quanto dai sentimentalismi. Potevo sentirli, ma non mi piegavano. p.134

Questa repentina trasformazione in C, diversa dall'A che ero e dalla B che avevo voulto essere, fu una costante della mia vita. Fino a poco tempo fa non sono riuscita a trovare me stessa come un personaggio coerente della mia stessa, autentica storia. p.136

la copertina

giovedì 13 agosto 2009

Fuochi in lontananza

Colm Tóbín, Fuochi in lontananza (The Heather Blazing, 1992), "Le strade", 114, Fazi, Roma, 2008, traduzione dall'inglese di Alda Arduini, 294 pagine.


la copertina









venerdì 31 luglio 2009

Deserto

Jean-Marie Gustave Le Clézio, Deserto (Désert, 1980) "BUR, Scrittori contemporanei", Rizzoli, Milano, 2008, traduzione dal francese di Dianella Selvatico Estense, 382 pagine.

le copertine







giovedì 23 luglio 2009

Il figlio del cimitero






Neil Gaiman, Il figlio del cimitero (The Graveyard Book, 2008), Mondadori, Milano, 2009, illustrazioni di Dave McKean, traduzione dall'inglese di Giuseppe Iacobaci, 345 pagine.

le copertine









martedì 21 luglio 2009

Tortuga





Una delle prime bandiere, Jolly Roger, utilizzata da Bartholomew Roberts


Valerio Evangelisti, Tortuga, "Strade Blu", Mondadori, Milano, 2008, 330 pagine

Tortuga, uno dei tredici paradisi della pirateria dei caraibi, l'isola dove i pirati (filibustieri, Fratelli della costa) sperperavano i soldi delle loro razzie in rum e puttane, dove vivevano le loro mogli e i loro schiavi (che spesso coincidevano), dove si riposavano sotto lo sguardo benevolo ed interessato della Compagnia francese delle Indie Occidentali e della corona francese.
Tortuga, uno di quei posti reali completamente trasfigurati dal loro passato storico e mitico...

Evangelisti ha deciso di raccontare la Filibusta nel periodo declinante del suo fasto. La sua naturale vocazione al racconto hanno prodotto una storia che fa incrociare, nel mare dei caraibi, un gesuita portoghese accusato dell'assassinio infame, in carcere, del ministro delle finanze francese, Nicolas Fouquet, avversario di Colbert, il Cavalier de Gramont, conquistatore di Veracruz, e uno dei filibustieri più romanzati della storia della pirateria, Laurens de Graff. Anche i due medici e scrittori Raveneau de Lussan e Exquemelin trovano spazio nell'affresco collettivo accanto alla storia della nascita della "Bamba", la famosa canzone portata al successo da Ricky Valens ma risalente, parrebbe, all'assedio di Veracruz.
E proprio tra il saccheggio di Veracruz e quello (meno renumerativo) di Campeche, nel 1685 si collocano le vicende narrate nel romanzo. Le licenze storiche ci sono (soprattutto verso la fine) ma la descrizione della vita quotidiana è rigorosa e documentata.
Il giudizio dello scrittore nei confronti del fenomeno storico della pirateria è chiaramente negativo. La pirateria è rappresentata come una struttura volta all'unico fine di accumulare ricchezze. Certo, Evangelisti colloca la pirateria nel più ampio scenario della colonizzazione delle americhe e le concede le giustificazioni storiche sottolineando alcune delle cause che ne decretarono la nascita e lo sviluppo. Da uno scrittore come Evangelisti, poi, ci sia aspetta, e lo si trova nel romanzo, una impietosa condanna della colonizzazione europea.
Nonostante le critiche storiche che colpiscono l'idea della pirateria, abbastanza in voga oggi, come uno spazio libertario, dalle parole del romanzo traspare però anche un'ammirazione, una partecipazione agli aspetti più romantici e avventurosi della Filibusta. Evangelisti, cioè, non pare essere immune dal fascino dei galeoni e delle sciabole, degli arembaggi e delle truppe variopinte e indisciplinate che solcarono i sette mari attaccando galeoni spagnoli ed eleggendo i loro capitani...
Chi, in fondo, può parteggiare per dei galeoni spagnoli gonfi delle ricchezze grondanti sangue di indigeni e schiavi?



Visualizzazione ingrandita della mappa


la copertina

lunedì 20 luglio 2009

Coraline





Neil Gaiman, Coraline (Coraline, 2002), "I Grandi del Fantastico", Mondadori, Milano, 2009, illustrazioni di Dave McKean, traduzione dall'inglese di Maurizio Bartocci, 182 pagine.

Il racconto di Coraline è stato scritto da Gaiman nel 2002 ed è stato pubblicato con le illustrazioni di Dave McKean (l'illustratore, tra l'altro, delle bellissime copertine dei libri di Jonathan Carroll.

Lo stesso anno della pubblicazione ha vinto il Bram Stoker Award per il miglior racconto per ragazzi e l'anno successivo il Nebula Award e l'Hugo Award per il miglior racconto lungo.

Nel 2008, Todd Klein e P. Craig Russel hanno trasformato la storia in una graphic novel e, quest'anno, il racconto è stato riscoperto definitivamente e trasformato in un film di animazione in stop-motion, (Coraline e la porta magica) diretto da Henry Selick, in un musical e in un videogioco.

Dietro il successo commericale si nasconde il notevole talento di scrittore di Neil Gaiman e la sua bravura, simile a quella di Tim Burton, nel recuperare la dimensione orrorifica presente nelle fiabe tradizionali adattandole agli stilemi della narrativa horror contemporanea. Si tratta di un vero e proprio racconto scritto e dsetinato ai ragazzi ma che, come tutte le fiabe famose, si presta a diversi livelli di lettura.
L'adattamento cinematografico ha in parte modificato la storia e, come sempre, è inferiore alla pagina scritta in quanto a forza evocativa.

Recensione di Philip Pullman, apparsa sul Guardian.

Un book trailer molto bello, in italiano



e un altro book trailer



le copertine

la copertina originale illustrata da Dave McKean (e ripresa integralmente da Mondadori)



l'Altra Madre, nell'illustrazione di McKean



un'altra copertina



Alcune delle locandine e dei poster del film









la copertina del fumetto



e una tavola


domenica 19 luglio 2009

Perdas de Fogu





Nanoparticelle di ferro e silicio all'interno del nucleo di una cellula del fegato, all'origine del tumore che l'ha colpita.


Massimo Carlotto & Mama Sabot, Perdas de Fogu, "Noir mediterraneo", edizioni e/o, Roma, 2008, 163 pagine.

Bella prova corale di Carlotto e del collettivo Mama Sabot, a dimostrazione che l'aria della Sardegna fa molto bene allo scrittore padovano.
La storia ha il fine ambizioso di denunciare i pericoli connessi alla sperimentazione militare nel "Poligono Interforze Salto di Quirra - Capo San Lorenzo" ed in particolar modo i rischi derivanti dalle nanoparticelle e alle nanopatologie tra cui la cd. "Sindrome di Quirra". Cagliari è la stessa che Carlotto e Abate avevano già descritto in Mi fido di te.


il book trailer



La copertina

venerdì 17 luglio 2009

Cause di forza maggiore

C'è un istante, tra il quindicesimo e il sedicesimo sorso di champagne, in cui ogni uomo è un aristocartico. Questo momento sfugge al genere umano per un motivo banale: gli uomini sono così impazienti di raggiumgere il culmine dell'ebbrezza che soffocano quel fragile stadio in cui gli è concesso di meritare la nobiltà.



Amélie Nothomb, Causa di forza maggiore (Le fait du prince, 2008), "Amazzoni", 51, Voland, Roma, 2008, traduzione dal francese di Monica Capuani, 114 pagine.

Finalmente mi è capitato di leggere qualcosa di Amélie Nothomb trovandolo incocludente e un po' inutile. Finalmente, perché un racconto poco ruscito mi fa apprezzare ancora di più la scrittrice belga rendendola più umana e allontanando un poco l'immagine della marziana calata sulla terra per sbattere in faccia a tutti il suo enorme talento...

la copertina
ovvero la dimostrazione di come Voland si ostini a realizzare copertine orrende partendo da originali decenti, in questo caso costruiti intorno ad una foto di Pierre et Gilles...




mercoledì 15 luglio 2009

Testa di cane

"Non lasciarti trapassare dal buio," disse una volta mio padre, " è molto meglio se il buio lo trapassiamo noi."


Morten Ramsland, Testa di cane (Hundehoved, 2005), "Universale Economica", 2004, Feltrinelli, Milano, 2008, traduzione dal danese di Eva Kampmann, 325 pagine.

[coming soon...]



Con il senno di poi forse avremmo dovuto aspettarcelo. Con il senno di poi è tutto chiaro, a patto che il senno non sia appannato. p.301

la copertina




martedì 23 giugno 2009

Questa notte mi ha aperto gli occhi

Jonathan Coe, Questa notte mi ha aperto gli occhi (The Dwarves of Death, 1990), "I Narratori", Feltrinelli, Milano, 2008, traduzione dall'inglese di Mariagiulia Castagnone, 206 pagine.

[coming soon...]

lunedì 22 giugno 2009

Sabotaggio d'amore

Amélie Nothomb, Sabotaggio d'amore (Le sabotage amoureux, 1993), "Collana Amazzoni", Voland, Roma, 1998, traduzione dal francese di Biancamaria Bruno, 116 pagine.

[coming soon...]

Mi sentivo in relazione solo con la Grande Muraglia: unica costruzione umana visibile dalla Luna, lei almeno rispettava la mia scala. Non delimitava lo sguardo, lo trascinava verso l'infinito. p.9

Certi paesi fanno l'effetto di una droga. È il caso della Cina, che ha lo straordinario potere di rendere pretenziosi tutti quelli che ci sono stati, e addirittura quelli che ne parlano. p.9

Niente dà un'aria più distinta del dire con distacco: "Sono appena tornato dalla Cina". E ancora oggi, quando trovo qualcuno che per me non ha abbastanza ammirazione, lascio cadere con voce indifferente, tra una frase e l'altra, un "quando vivevo a Pechino". p.10

Ho sempre saputo che l'età adulta non contava: dalla pubertà in poi l'esistenza è solo un epilogo. p.25

Non ero Prometeo, ero il fuoco, ero io che trafugavo me stessa e osservavo il percorso furtivo del mio bagliore sulle tenebre infinite dei muri cinesi. p.35

Che bello non poter uscire dal ghetto! La libertà non si misurava in metri quadrati a disposizione. La libertà era trovarci finalmente abbandonati a noi stessi. Gli adluti non possono fare ai bambini regalo più bello che dimenticarli. p.35

Definisco cavallo quel luogo unico dove è possibile perdere ogni ormeggio, ogni pensiero, ogni coscienza, ogni nozione di futuro, per essere solo uno slancio, una vela spiegata.
Definisco cavallo quell'accesso all'infinito, e cavalcata il momento in cui incontro le schiere innumerevoli dei mongoli, dei tartari, dei saraceni, dei pellerossa o di altri fratelli di galoppo che hanno vissuto solo per essere cavalieri, cioè per essere.
Definisco cavalcatura lo spirito che scalcia con quattro ferri, e io so che la mia bicicletta ha quattro ferri, e scalcia ed è un cavallo.
Definisco cavalierie colui che il suo cavallo ha sottratto all'insabbiamento, colui che il suo cavallo ha reso alla libertà che fischia nelle orecchie.
Ecco perché nessun cavallo ha mai meritato il nome di cavallo quanto il mio.
Se Elena non fosse stata cieca, avrebbe visto che quella bicicletta era un cavallo e mi avrebbe amato. p.43

Era ovvio che gli adulti erano lì per i bambini. I genitori e i loro complici erano su questa terra affinchè i loro rampolli non avessero a preoccuparsi di questioni sussidiarie come il vitto e l'alloggio, affinché potessero assumere pienamente il loro ruolo essenziale, essere bambini, vale a dire essere. p.53

Più astratto che assurdo: nel mio foro interiore ero convinta che non sarei mai diventata adulta. Il tempo durava troppo tempo perché mi potesse succedere quella cosa. Avevo sette anni: quegli ottantaquattro mesi mi erano sembrati interminabili. La mia vita era così lunga! La sola idea di poter vivere altrettanti anni mi dava le vertigini. Ancora sette anni! No. Sarebbe stato troppo. p.53

Non si conosce la tristezza del mondo se non si sono viste le campagne che circondano Pechino. È difficile concepire come l'Impero più prestigioso della Storia si sia potuto fondare su un atale miseria.
Il deserto è una bella cosa. Ma un deserto travestito da campagna è uno spettacolo penoso. Anche le coltivazioni più piccole avevavo l'aria consunta. p.60-61

La neve, prima carta della Storia, su cui furono scritte tante tracce di passi, tanti inseguimenti spietati, la neve che fu dunque il primo genere letterario, immenso libro raso terra dove si parlava solo di piste di caccia e dell'itinerario del nemico, sorta di epopea geografica che dava al minimo segno il peso di un enigma - quel piede era di un fratello o di chi aveva ucciso quel fratello?
Di questo libro chilometrico e incompiuto, che potrebbe intitolarsi Il più vasto libro del mondo, non c'è rimasto un solo frammento - il contrario della biblioteca di Alessandria: tutti i testi si sono sciolti. Ma in noi deve essere rimasta una reminescenza remota, una sorta di angoscia della pagina bianca che mette una voglia terribile di calcare gli spazi ancora vergini, e istinto di esegeta appena si incrocia una traccia altrui. p.98

Cos'è un fiore? Un sesso gigante che si è messo in ghingheri.
Questa è una verità risaputa; il che non ci impedisce, scemi come siamo, di parlare leziosamente della delicatezza dei fiori. p.99

la copertina