domenica 22 agosto 2010

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte



Mark Haddon, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte (The Curious Incident of the Dog in the Night-Time, 2003), "Super ET", Einaudi, Torino, 2003, traduzione dall'inglese di Paola Novarese, 247 pagine.


Penso che le persone credano nell'aldilà perché detestano l'idea di morire, perché vogliono continuare a vivere e odiano pensare che altri loro simili possano trasferirsi in casa loro e buttare tutte le loro cose nel bidone della spazzatura. p.45

E non vedrei altro che stelle. Le stelel sono i luoghi dove miliardi di anni fa di formarono le molecole da cui ha avuto origine la vita. Per esempio, tutto il ferro che uno ha nel sangue e che serve per non diventare anemici è stato prodotto da una stella. p.66

Il quinto giorno, domenica, si mise a piovere forte. Mi piace quando piove forte. È come essere avvolti da un rumore indistinto, continuo, che mi ricorda il silenzio ma non è vuoto come il silenzio. p.125

Pioveva talmente forte che le gocce brillavanocome scintille elettriche (anche questa è una similitudine, non una metafora). p.125

Nell'angolo fra il tetto e il capanno e il grande albero che sovrasta lo steccato della casa vicina vidi la costellazione di Orione.
Si dice che Orione si chiami così perché Orione era il nome di un cacciatore e la costellazione ha la forma di un cacciatore con un bastone e l'arco e le frecce, come in questo disegno



Ma è una cosa davvero stupida perché si tratta solo di stelle, e si potrebbero unire i puntini a piacimento, e allora potrebbe assomigliare ad una signora con l'ombrello che saluta con la mano, o alla caffettiera della signira Shears, che viene dall'Italia, con una maniglia e il vapore che esce, oppure un dinosauro.



E non ci sono linee nello spazio, quindi si potrebbero unire i pezzi di Orione con quelli della costellazione della Lepre o del Toro o dei Gemelli e dire che il nome della costellazione è Il Grappolo d'Uva o Gesù o La Bicicletta (solo che non c'erano biciclette ai tempi dei Romani e de Greci quando chiamarono Orione Orione).
E comunque Orione, non è un cacciatore né una caffettiera o un dinosauro. È solo Betelgeuse e Bellatrix e Alnilam e Rigel e 17 altre stelle di cui non conosco il nome. E sono esplosioni nucleari lontane milioni e milioni di chilometri.
E questa è la verità. p.148

La gente crede in Dio perché il mondo è decisamente molto complicato e ritiene alquanto improbabile che una cosa complicata come uno scoiattolo volante o l'occhio umano o un cervello siano nati per caso. p.188


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sabato 21 agosto 2010

Mater Terribilis



Ritratto di Giovanna d'Arco, dal registro del Parlamento di Parigi (1429) tenuto da Clément de Fauquembergue [wikipedia]

Valerio Evangelisti, Mater Terribilis, "Piccola Biblioteca Oscar", 338, Mondadori, Milano, 2003, 454 pagine.


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martedì 17 agosto 2010

Il ritratto Bellini



Gentile Bellini (attribuito a ) Ritratto di Maometto il Conquistatore (Mehmed II), 1480, National Gallery, Londra.

Jason Goodwin, Il ritratto Bellini (The Bellini Card, 2008), "Stile libero Big", Einaudi, Torino, 2009, traduzione dall'inglese di Cristiana Mennella, 342 pagine.

L'autore ha aperto un blog dedicato al romanzo (http://thebellinicard.wordpress.com/).

Il "diagramma dell'arenario", come lo definisce Goodwin, nelle immagini tratte dal blog Ai margini





L'Arenario è un'opera di Archimede che aveva come scopo quello di quantificare il numero di granelli di sabbia in grado di riempire la sfera delle stelle fisse.

L'incipit dell'opera, dedicata al tiranno di Siracusa, Gelone II, recita:

« Alcuni pensano, o re Gelone, che il numero dei granelli di sabbia sia infinito in quantità: non intendo soltanto la sabbia che si trova nei dintorni di Siracusa e del resto della Sicilia, ma anche quella che si trova in ogni altra regione, abitata o deserta. Altri ritengono che questo numero non sia infinito, ma che non possa esistere un numero esprimibile e che superi questa quantità di sabbia. » [da wikipedia]


- Le possibilità non sono infinte. Solo le impossibilità. Il regno del possibile ha dei limiti. I granelli di una manciata di sabbia si possono contare. Rientra nei confini del possibile. p.113

- Ti scriverò, - le disse.
Lei scosse la testa. - Meglio di no. Farò conto che siate... come il vento. Non tornerete, vero?
- No -. Palewski tossì. - Non tornerò. p.311

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domenica 15 agosto 2010

Una donna senza fortuna

Certo che era un bel posto del cavolo per infilarci un finestrone come quello, che guardava soltanto su un'opprimente vicinanza di alberi.
Richard Brautigan, Una donna senza fortuna (An Unfortunate Woman, 2001), Isbn, Roma, 2007, traduzione dall'inglese e introduzione di Enrico Monti, 133 pagine. 
 
Probabilmente è proprio questo che un passeggero deve fare, passare da un posto all'altro, ma questo non semplifica affatto le cose. L'unica cosa che puoi fare è augurargli buona fortuna e sperare che abbia un'idea di quanto gli sta inevitabilmente accadendo. p.38

È una casa di legno nel significato classico del termine, per cui le ombre al suo interno sono di lunga durata: ombre iniziali e poi decenni di ombre in aggiunta a quelle prime ombre, che hanno continuato a raccogliersi e addensarsi fino a oggi, lunedì 15 febbraio 1982. p.70

La mia vita è praticamente priva di dinamiche ormai da più di un anno e continuo ad impiegare troppo tempo per fare cose semplicissime e il mio cuore è come una colonia sulla luna popolata da una specie unica di stalattiti apparaentemente prive di transizioni. p.77

È convinta che, quando fa bene l'amore la mattina, l'amore non lasci mai la sua camera.
Non sa di essere parte dell'alba. p.78

Da quando sono uscito qualche istante fa, dal cielo non è arrivata neanche l'ombra di un rumore, eccezion fatta chiaramente per gli uccelli. Possiedono il cielo con le loro voci. p.99

Lei era molto intelligente e così le nostre menti potevano spaziare ampie e libere. Tra l'altro trovo che l'intelligenza nelle donne sia un afrodisiaco. Credo di averlo letto da qualche parte, ma comunque sia, l'intelligenza in una donna mi eccita sessualmente. p.103

[... ] e magari a me piace togliere i vestiti a donne più alte, mentre preferisco guardare quelle più basse togierseli da sole. p.103

Ho qualche problema con la parola "pervertito" perché francamente faccio fatica a capirla. C'è una signora inglese vissuta nell'Ottocento che ha detto la cosa più bella che mi è mai capitato di sentire riguardo alle preferenze o alle pratiche sessuali di una persona. Ha detto qualcosa del tipo: "Facciano quel che vogliono, basta che non lo facciano per strada e non spaventino i cavalli". So che la citazione non è esatta, ma è abbastanza precisa per i miei scopi. p.106

Erano cose che a volte fuggivano dalla prigione dentro di me in cui le tenevo. A volte riuscivano a liberarsi con metodi ingegnosi come abili fuggiaschi, altre volte ero io stesso ad aprire la porta della cella per lasciarli uscire e sbranarmi vivo come un branco di lupi mannari rabbiosi, di solito nel cuore della notte quando ero solo e non c'era nessuno a cui chiedere aiuto e l'unico proiettile d'argento che mi poteva aiutare si trovava su un lato della luna talmente oscuro che avrebbe fatto assomigliare il tip-tap di Shirley Temple al lento e penoso formarsi del carbone, chiuso per milioni di anni nei suoi giardini sotterranei. p.109

Mi sa che quello che sto cercando di dire è che la sua voce aveva un delicato chiarore, come una candelina che brucia in un'immensa cattedrale tenebrosa costruita per una religione mai definita e per questo mai aperta al culto. p.112

LE PAROLE SONO FIORI DI NIENTE. TI VOGLIO BENE. p.112

Non so come andrà a finire tra me e mia figlia. Ho esplorato tutte le possibilità come un archeologo. Queste rovine mi disorientano e mi tormentano. Ma non ho la minima idea di come catalogarle e in quale museo finiranno e se gli scavi sono appena iniziati o sono finiti. p.123

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Una recensione a fumetti di Marco Petrella (pubblicata su l'Unità)

lunedì 9 agosto 2010

Fool


E state pensando anche che Shakespeare ha scritto una tragedia elegante che funziona alla perfezione, e che io non sono stato capace di lasciarla in pace. Ho dovuto metterci sopra le mie mani unte e insudiciarla con trombate da ricci e sborra di scimmia. Evidentemente, a questo mondo non si può avere semplicemente una cosa bella. (Che idiota impertinente, Nota dell'autore p.327)





Christopher Moore, Fool (Fool, 2009), "Scatti", Elliot, Roma, traduzione dall'inglese di Chiara Brovelli, 336 pagine.


"Certo che stai male, viviamo nel maledetto Medioevo. Chi non ha la peste ha la sifilide." p.52

Forse un motivo c'è se negli scacchi non esiste la figura del matto. Come si muoverebbe? Che strategia seguirebbe? E, soprattutto, quale sarebbe la sua utilità? Oh, però è presente nei mazzi di carte. A volte c'è un matto, a volte due. Non ha nessun valore, naturalmente. Non ha nessuno scopo. È solo uno strumento del caso. Solo chi distribuisce le carte può dargli un valore. E chi è che da le carte? Il fato? Dio? Il re? Uno spettro? Un terzetto di streghe? p. 153

"Il matto corrisponde al numero zero" mi spiegò "ma solo perchè rappresenta le infinite possibilità di tutte le cose. Potrebbe diventare qualunque cosa. Vedi? Porta tutti i suoi beni in un fagotto che tiene sulla spalla. È pronto a tutto. È pronto ad andare ovunque e diventarechiunque, a seconda della necessità. Non tagliarlo fuori, Taschino, solo perché è il numero zero". p.154

"Mi ha trombata brutalmente, contro la mia volontà, e ha concluso troppo in fretta". p.194

"Gli uomini sono fatti così, bambina. Concedi loro i tuoi favori e un attimo dopo si ritrovano a russare come un orso in una grotta. Così va il mondo, pare". p.285

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martedì 3 agosto 2010

Sognando Babilonia

I giardini pensili di Babilonia, incisione di Martin Heemskerck
Richard Brautigan, Sognando Babilonia (Dreaming of Babylon, 1977) "Le Onde", 3, Marcos Y Marcos, Padova, 2002, Traduzione dall'inglese di Pietro Grossi, 255 pagine.

Portava sempre un accapatoio allentato che avrebbe vinto il primo premio a un concorso di bellezza per blocchi di cemento. p.13

Non ho idea di come certa gente possa vivere come faccio io. Casa mia è talmente sporca che di recente ho cambiato tutte le lampadine da settantacinque watt con altre da venticinque per non vederla. p.16

La vita ha i suoi alti e bassi. La mia adesso non poteva che salire. L'unica cosa più in basso di me era un uomo morto. p.25

Poi il collo parlò per la prima volta. Una voce che pareva un terremoto in una fabbrica di incudini gli esplose di fronte, perché non si prese la briga di girarsi.
"Non scazzare" disse. "Vogliamo quel cadavere". p.149

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lunedì 2 agosto 2010

Metafisica dei tubi


La mia conclusione fu senza appello: tra tutti i pesci, il più insulso - e anche l'unico - era la carpa.



Disegno di Tsukioka Yoshitoshi (1839-1892)


Amélie Nothomb, Metafisica dei tubi (Métaphysique des tubes, 2000) "Le Fenici Tascabili", 112, Guanda, Parma, 2004, traduzione dal francese di Patrizia Galeone, 121 pagine.


Il tempo è un'invenzione del movimento. Chi non si muove non si accorge del tempo che passa. p.15

"Il piacere è una meraviglia che mi insegna che io sono io. Io sono la sede del piacere. Io sono il poacere: ogni volta che ci sarà il piacere, ci sarò io. Non esiste piacere senza di me, non esisto io senza piacere !" p.28

L'acqua aveva paura quanto me: come i bambini timidi, andava avanti e indietro initerrottamente. La imitai. p.55

Improvvisamente sfuggii ala pesantezza terrestre: il fluido s'impandromì di me e mi appollaiò sulla sua superficie. Urlai di piacere. Maestosa vome Saturno, col salvagente come anello, rimasi in acqua per ore. Fu necessario farmi uscire con la forza.
- Mare!
Fu la settima parola. p.55

Pare che tutti i fratelli maggiori siano così: forse bisognerebbe sterminarli. p.70

Non era tanto per gentilezza che avevo mentito. Piuttosto perché nessun linguaggio conosciuto avrebbe potuto avvivcinarsi alla forza del mio risentimento, perché nessuna parola sarebbe stata all'altezza della mia delusione. p.102

Senza saperlo stavo assistendo alla rilevazione d una delle leggi più soprendenti dell'universo: ciò che non avanza regredisce. C'è la crescita e poi il declino; in mezzo, non c'è niente. L'apogeo? Non esiste. È un'illusione. p.109

In seguito non è successo più niente. p.112

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giovedì 29 luglio 2010

Parti in fretta e non tornare




"Il medico della peste", acquaforte di Paulus Fürst, 1656.

Il miglior consiglio menzionato praticamente in tutti i trattati sulla peste è: Cito, longe fugeas et tarde redeas. Vale a dire: Presto, fuggi lontano e torna tardi. In altre parole, taglia la corda e stattene via più che puoi. È il clelebre "rimedio dei tre avverbi": "Presto, lontano, tardi". In latino: Cito, Longe, Tarde. CLT.


Fred Vargas, Parti in fretta e non tornare (Pars vite et reviens tard, 2001), "Stile libero noir", Einaudi, Torino, 2004, traduzione dal francese di Maurizia Balmelli e Margherita Botto, 330 pagine.


Aveva capito da tempo che le cose sono dotate di una vita segreta e perniciosa. [...], il mondo delle cose era indubbiamente carico di un'energia tutta concentrata a rompere le palle all'uomo. Il più insignificante errore di manipolazione offriva all'oggetto un'improvvisa libertà che, per quanto minima, innescava una serie di sciagure a catena in grado di coprire un'ampia gamma, dalla seccatura alla tragedia. Il tapppo che sfugge alle dita era, nella tonalità minore, un modello base. Perché un tappo caduto non rotola ai piedi dell'uomo, assolutamente no. Si acquatta dietro al fornello, malignamente, come il ragno in cerca di inacessibilità, scatendando per il suo predatore, l'Uomo, una sequenza di cimenti variabili: spostamento del fornello, rottura del tubo di gomma, caduta dell'utendile, scottatura. [...]
In questo modo le cose, animate da uno spirito di vendetta che traevano a buon diritto dalla loro condizione di schiavitù, riuscivano per brevi ma intensi attimi ad assoggettare l'uomo al loro larvato potere, a farlo torcere e strisciare come un cane, senza risparmiare né le donne Né i bambini. pp. 4-5

- Mi domando se a furia di fare lo sbirro, non stia diventando uno sbirro per davvero, - disse il commissario Adamsberg. p.29

Scrivere la prola Amore per lui era difficilissimo. La penna tracciava la "A", dopodiché si paralizzava sulla "m", troppo agitata per proseguire. Questa reticenza l'aveva a lungo incuriosito finché, a forza di averci a che fare, era riuscito a raggiunferneil cuore, o almeno così credeva. Amava l'amore. Ma non amava quello che l'amore comporta. Perché l'amore comporta delle cose, essendo utopico pensare di vivere solo ed esclusivamente a letto, non fosse che per due giorni. Tutta una spirale di cose, innescata da qualche idea vaga e soddisfatta di un baraccamento in cemento armato da cui l'amore non sarebbe fuggito mai più. Prima violento come un fuoco di paglia casuale sotto il cielo stellato, finiva la sua corsa tra quattro mura in fondo a un caminetto. pp.79-80

Finché guardiamo da lontano, tutto ci sembra sempre perfettamente in ordine. Appena ci avviciniamo e ci concediamo il tempo per osservare i dettagli, ci accorgiamo che la gente è tutta più o meno fuori di testa, in quella come in qualsiasi altra piazza, fuori e dentro questa squadra. p.128

- Chi dice credulità dice manipolazione, e chi dice, manipolazione dice calamità. È la piaga dell'umanità, ha fatto più morti lei di tutte le epidemie di peste messe insieme. p.197

- Sono cretini, gli incidenti, - gli disse. - Sempre molto cretini. E noi due abbiamo da fare un pezzo di strada insieme. Aspetteremo che torni, forse. Vero, palla? p.231

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sabato 24 luglio 2010

Il gioco delle tre carte



Marco Malvaldi, Il gioco delle tre carte, "La Memoria", 761, Sellerio, Palermo, 208 pagine.


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domenica 18 luglio 2010

Meccanica celeste

Maurizio Maggiani, Meccanica celeste, "I Narratori", Feltrinelli, Milano, 2010, 312 pagine.


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mercoledì 19 maggio 2010

Accabadora

Michela Murgia, Accabadora, Einaudi, Torino, 2009, 165 pagine.


Fillus de anima.
È così che li chiamano i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un’altra. p.1

Rimasta vedova con quattro figlie femmine, Anna Teresa Listru da povera si era fatta misera, imparando a fare il bollito – diceva – anche con l’ombra del campanile. p.5

Quanti anni avesse Tzia Bonaria allora non era facile da capire, ma erano anni fermi da anni, come fosse invecchiata d’un balzo per sua decisione e ora aspettasse paziente di essere raggiunta dal tempo in ritardo. p.5

I silenzi si allungavano come ombre quando la vecchia e la bambina passavano per le vie insieme, suscitando code di discorsi a mezza voce sugli scanni del vicinato. p.6

Le domande della notte erano evanescenti come l’odore che si levava dalla cenere tiepida. p.13

Le due donne si separarono in un silenzio reso pesante da una tensione ambivalente: una di loro rimpiangeva di non aver detto abbastanza, proprio dove l’altra era convinta di aver sentito anche troppo. p.23

[...] sedeva nel soggiorno con la stessa grazia di un nuraghe sfatto. p.36

Era tutto un frusciare di pieghe di gonna lungo il confine tra una famiglia e l’altra [...] p. 36

Per un uomo che aspiri al rispetto degli altri, le cose buone possono anche essere gratuite, ma quelle cattive devono essere sempre necessarie. p.59

Come gli occhi della civetta, ci sono pensieri che non sopportano la luce piena. Non possono nascere che di notte, dove la loro funzione è la stessa della luna, necessaria a smuovere maree di senso in qualche invisibile altrove dell’anima. p.92

Ci sono cose che si fanno e non si fanno, e Maria la differenza la conosceva benissimo. Non era questione di giusto o sbagliato, perchè nel mondo in cui era cresciuta quelle categorie non trovavano posto. A Soreni la parola “giustizia” aveva lo stesso spazio di senso delle peggiori maledizioni, e veniva pronunciata solo quando c’era da evocare cieche persecuzioni contro qualcuno. Per la gente di Soreni la giustizia ti avrebbe forse potuto rincorrere, e se ti avesse preso ti avrebbe scorticato come un majale o crocifisso come un cristo, ti avrebbe fottuto per gioco come fanno gli uomini quando si comportano come le bestie, ti avrebbe stanato ovunque ti fossi nascosto e di sicuro non avrebbe dimenticato mai il tuo nome, né quello di chi era uscito da te; ma tutto questo non c’entrava nulla con il fatto che ci sono cose che si fanno e cose che non si fanno. pP.107

Le colpe, come le persone, iniziano a esistere se qualcuno se ne accorge. p.145

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giovedì 13 maggio 2010

La strada di Smirne




modello della torre dell'orologio di Smirne


Antonia Arslan, La strada di Smirne, "Burextra", Rizzoli, Milano, 2009, 287 pagine.

E Ismene racconta a Isacco il suo sogno di Chio. Lo ha fatto di nuovo, ma ancora è riuscita ad arrestarsi a metà della scala misteriosa.
"No" le dice Isacco, "non è così. Non è così che ci si comporta coi sogni che Dio ci manda. La prossima volta devi andare fino in fondo. Devi avere il coraggio, mia cara Ismene, di lasciare che il segno si compia come deve, devi andare a vedere cosa c'è in fondo alla scala." p.94

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giovedì 6 maggio 2010

Liberaci dagli sbirri



Gabriele Reggi, Liberaci dagli sbirri, Isbn, Milano, 2010, 123 pagine.


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lunedì 3 maggio 2010

Il campo del vasaio



Andrea Camilleri, Il campo del vasaio, "La memoria", 744, Sellerio, Palermo, 2008, con una nota di Salvatore Silvano Nigro, 280 pagine.


Tutto vero, tutto sacrosanto, e gli tornava a menti una frase di Bercht: "Perché dovrei amare il davanzale dal quale sono caduto da bambino?". Ma sintiva che non era 'nzertata, quella frasi. Pirchì certe volte, quanno oramà sei squasi vecchio, l'odiato davanzale dal quale sei caduto picciliddro ti torna passante alla memoria e tu ti metteresti in pellegrinaggio per rividirlo come lo vidivi allora, con l'occhi della 'nnucenza. p.203

Livia 'na volta gli aviva spiato, polemica: "Ma tu credi in Dio?". Un dio di quarto ordine, un dio minore, aviva pinsato allura. Po' negli anni, si era fatto pirsuaso che non era manco un dio dell'ultima fila, ma sulo il poviro puparo di 'na mischina opira dei pupi. Un puparo che s'arrabattava a fari funzionari la rappresentazioni come meglio putiva e sapiva. E per ogni rappresentazioni che arrinisciva a portare a termini, la faticata si faciva ogni volta cchiù grossa, ogni volta cchiù pisanti. p.273

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sabato 1 maggio 2010

Manuale di investigazione



Jedediah Berry, Manuale di investigazione (The Manual of Detection, 2009) "Fabula", 215, Adelphi, Milano, 2009, traduzione dall'inglese di Ombretta Giumelli, 283 pagine.


Peggio di una bugia è una bugia a cui nessuno crede. p.12

Credete di poter controllare tutto, acnhe l'ignoto? Sappiate che l'ignoto sarà sempre senza confini. Quesu posto si nutre di mistero; noi qui ci sguazziamo, nel mistero. Il mondo è scemenza, e chi prova a dimostrare il contrario sarà il primo a svegliarsi sul palcoscenico, esposto al pubblico ludibrio. p. 143

Unwin aspettava che il mondo smettesse di oscillare, ma non smetteva di oscillare, perché il mondo era una chiatta, e la chiatta rollava nelle acque al largo della baia. p.151

Fammi vedere un posto dove nessuno beve e nessuno muore, che io ti faccio vedere un uomo deciso a restare dove si trova. p. 279

Cercherò di annotare ogni cosa strada facendo, ma sarà per un altro rapporto. Questo finisce qui, su un ponte sul fiume, con gli elefanti che ci guidano per quelle strade che loro ricordano, e Hoffmann ancora in giro con le sue mille e una voce, e gli agenti dell'Agenzia già alle calcagna, mentre la città si sveglia, e la strada si sveglia sotto i nostri piedi, e tutte le sveglie suonano in fondo al mare. p.281

MANUALE DI INVESTIGAZIONE

I. PEDINAMENTO
Durante il pedinamento, il detective esperto non si fa notare, ma non perché è un tipo ordinario. Piuttosto perché dà l'impressione di doversi trovare lì, come l'ombra della persona pedinata.

II. LE PROVE
Anche le cose hanno memoria. La maniglia della porta ricorda chi l'ha girata, il telefono chi ha risposto. La pistola ricorda chi e quando ha sparato l'ultima volta. E' compito del detective imparare il linguaggio di questi oggetti, così da poterli ascoltare quando hanno qualcosa da dire.

III. I CADAVERI
Molti casi iniziano con un cadavere - il che può essere sconcertante, ma se non altro uno sa come stanno le cose. E' peggio quando il cadavere compare durante l'indagine, complicando ogni cosa. Meglio procedere, pertanto, con la cautela di chi si aspetta un cadavere dietro ogni angolo. Così è meno probabile che si tratti del tuo.

IV. GLI INDIZI
Si può classificare quasi tutto in due categoria: i dettagli e gli indizi. Saperli distinguere è più importante che saper distinguere la scarpa destra dalla sinistra.

V. LA MEMORIA
Immagina una scrivania coperta di carte. Rappresenta tutto ciò su cui stai riflettendo. Adesso immagina uno schedario dietro la scrivania. Rappresenta tutto ciò che conosci. Il trucco consiste nel tenere la scrivania e lo schedario il più vicino possibile l'uno all'altra, e le carte disposte ordinatamente.

VI. LE TRACCE
Seguile, affinché non siano loro a seguire te.

VII. I SOSPETTATI
Si presenteranno in un primo momento come vittime, alleati, testimoni oculari. Per un detective, niente dovrebbe essere più sospetto di chi chiede aiuto, di chi lo offre, o di chi l'aiuto non l'ha saputo dare quando è stato spettatore del fatto. Solo a chi si è comportato in modo sospetto si dovrebbe concedere il dubbio dell'innocenza.

VIII. LA SORVEGLIANZA
E' il più ovvio dei mandati, tenere gli occhi aperti - ma lo stato di allerta richiesto al detective non è del genere comune. Il detective deve vedere senza darlo a vedere, e osservare anche quando sta guardando altrove.

IX. LA DOCUMENTAZIONE
Non basta dire di aver avuto un'intuizione. Una volta messi per iscritto, la maggior parte di questi vaghi sospetti si rivelano per ciò che sono: qualcosa da buttare nel pozzo dei desideri, non dentro un fascicolo.

X. L'INFILTRAZIONE
Il nascondiglio, il rifugio, la base delle operazioni: puoi presumere che il nemico ne abbia uno, ma non che ti sia di vantaggio scoprirlo.

XI. IL BLUFF
Alle domande rispondi con altre domande. Se scoprono che menti, menti di nuovo. Non hai bisogno di conoscere la verità per convincere con l'inganno a fartela dire.


XII. L'INTERROGATORIO
L'operazione ha inizio molto prima che vi troviate voi due soli in una stanza. Quando cominci a interrogare il sospettato, dovresti già conoscere le risposte.

XIII. LA CRITTOGRAFIA
Il messaggio cifrato è una cosa senza vita, mummificata e sepolta. All'aspirante crittografo dobbiamo offrire lo stesso consiglio che daremmo al tombarolo, allo speleologo e allo stregone del mito: attento a cosa riporti alla luce. E' tuo.

XIV. LA NEMESI
Per capire i tuoi propositi e le tue inclinazioni non c'è maniera migliore che trovare qualcuno che agisca esattamente nel modo opposto a te.

XV. IL DEPISTAGGIO
Se non stai preparando una trappola, è probabile che tu stia per caderci dentro. E' del vero professionista fare entrambe le cose contemporaneamente.

XVI. L'ARRESTO
Guai a chi, nel dare finalmente scacco matto al rivale, si accorge che stava giocando a scala quaranta.

XVII. LE SOLUZIONI
Un buon detective cerca di sapere ogni cosa. Ma un grande detective sa quanto basta per portare a termine il lavoro.

"Capitolo Diciotto!" Si corresse Unwin. Estrasse dalla valigetta il Manuale di investigazione e lo sfogliò per trovare il Capitolo Diciotto, il capitolo che Sivart, nel sogno, gli aveva detto di ricordare.
Moore tremava in tutto il corpo, scuotendo la candida chioma a ogni afannoso respiro. Fissando il libro nella mani di Unwin, disse: "Il Manuale di investigazione non ha nessun Capitolo Diciotto".
Acluni scolari avevavno lasciato perdere la mostra per raggrupparsi attorno ai due uomini, che probabilmente erano la cosa più strana che avevano visto nel museo.
Unwin scorse le ultime pagine. Finivano con il capitolo Diciassette.

XVIII. L'INVESTIGAZIONE DEI SOGNI
Tra i molti pericoli associati a questa tecnica - se tale può essere definita - c'è la possibilità che chi la pratica, nello svegliarsi, si chieda se tutto ciò che ha visto sia reale, o semplicemente frutto della propria immaginazione. In effetti, l'autore del presente manuale non è in grado di sostenere con certezza che la tecnica descritta in queste pagine esista davvero.

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